La pelle fredda

13 febbraio 2017

Consigliato da un’amica spagnola, ho letto il romanzo “La pelle fredda” di Albert Sánchez Piñol, scrittore catalano che con questo romanzo del 2002 si è affermato definitivamente sulla scena letteraria europea. Io non lo conoscevo, devo ammettere, ma sono stato molto grato alla mia amica che l’ha segnalato.

E’ un libro che mi ha letteralmente e letterariamente colpito e atterrato. Parte un po’ un sordina, ma con lo scorrere delle pagine travolge il lettore con una narrativa secca ed efficace.

Sembrerebbe un fantasy, invece è tutta una metafora della condizione umana, una parabola terrena che alla fine si risolve in modo piuttosto cinico, quasi senza lasciare speranze per il futuro.

Homo homini lupus, diceva Thomas Hobbes: siamo tutti inevitabilmente destinati a diventare predatori di noi stessi?

Straconsigliato. Cinque stelle.

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Scrittori

9 febbraio 2017

La donna mi trattenne un momento per il braccio. Forse aveva capito chi ero e cosa facevo lì. Col tono di qualcuno che conferma un sospetto mi disse:

Lei è uno scrittore, non è vero?

Non so perché, ma mi sentii come un delinquente colto in flagrante.

“Sì, e lei è una puttana”, dissi.

Le due accuse si erano equilibrate e me ne andai.

Albert Sánchez Piñol – “Congo inferno verde”

Ciao Fulvio

26 gennaio 2017

Ho cominciato ad andare alla Croce del Sud di Pescara nel 1998 e da allora non ho mai mancato di passare neanche una estate con gli amici “alla Croce”. Certe stagioni me le sono fatte piene, soprattutto ai tempi dell’università: 4 mesi di mare non-stop. Ultimamente sempre di meno a causa del tempo, del lavoro, della distanza.

Ma chi non mancava mai alla Croce era lui, Fulvio, il bagnino. Lui c’era sempre, lì sotto l’ombrellone in riva al mare oppure a remare col suo moscone rosso. Sempre pronto a prenderti in giro e a farsi prendere in giro. Presenza costante e sicura della tua estate, sapevi che ti avrebbe deliziato con qualcuno dei suoi racconti surreali (o proprio irreali).

Durante la stagione invernale lo incontravi spesso a Don Gennaro a farsi un bicchiere di vino. E anche lì si notava a prima vista: la sua sola apparizione dominava su tutto il resto.

Fulvio oggi ci ha lasciato. E io non riesco proprio a immaginare come potrà essere la prossima estate senza di lui. Non riesco a capacitarmi, non riesco a capire.

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Democrazia ed elezioni

19 gennaio 2017

“I sistemi elettorali [sono] tutti per loro natura manipolativi delle scelte degli elettori”.

Marco Tarchi

Filosofi

17 gennaio 2017

“Qua ci sono tutti quelli che volevano venire alla conferenza, immagino, ma io vedo qualcuno che manca – vi piace questa? È un vecchio interrogativo filosofico, no? Si può vedere qualcuno che non c’ è? Ricordo discussioni di ore e ore con i dottorandi di filosofia a Princeton, su cosa significasse affermare che nella ghiacciaia non c’ erano polli. Ecco perché non voglio aver niente da spartire coi filosofi”.

Richard Feynman

Ciao George

26 dicembre 2016

C’è poco da dire. Ho consumato il mangianastri con le tue cassette.

Addio immenso Georgios.

Aforismi/36

26 novembre 2016

“Dopo Halloween, il Black Friday. E ora manca solo il Giorno del Ringraziamento”

Dagospia

Corollario n.1 alla “Riflessione sul lavoro”

23 novembre 2016

Dicesi “hobby“:

  • tutto quello che vorresti fare quando non hai tempo, perché purtroppo spendi tutto il tuo tempo per lavorare
  • tutto quello che comunque non fai quando hai tempo, perché purtroppo spendi tutto il tuo tempo per cercare un lavoro.

 

NB- Questa definizione è il corollario N.1 alla “Riflessione sul lavoro“.

Rocky

21 novembre 2016

Quaranta anni fa – il 21 novembre 1976 – usciva nelle sale americane il film Rocky, capolavoro assoluto vincitore di tre Oscar.

rocky

“Aubade” di Philippe Larkin

16 novembre 2016

I work all day, and get half-drunk at night.
Waking at four to soundless dark, I stare.
In time the curtain-edges will grow light.
Till then I see what’s really always there:
Unresting death, a whole day nearer now,
Making all thought impossible but how
And where and when I shall myself die.
Arid interrogation: yet the dread
Of dying, and being dead,
Flashes afresh to hold and horrify.
The mind blanks at the glare. Not in remorse
– The good not done, the love not given, time
Torn off unused – nor wretchedly because
An only life can take so long to climb
Clear of its wrong beginnings, and may never;
But at the total emptiness for ever,
The sure extinction that we travel to
And shall be lost in always. Not to be here,
Not to be anywhere,
And soon; nothing more terrible, nothing more true.

This is a special way of being afraid
No trick dispels. Religion used to try,
That vast, moth-eaten musical brocade
Created to pretend we never die,
And specious stuff that says No rational being
Can fear a thing it will not feel, not seeing
That this is what we fear – no sight, no sound,
No touch or taste or smell, nothing to think with,
Nothing to love or link with,
The anasthetic from which none come round.

And so it stays just on the edge of vision,
A small, unfocused blur, a standing chill
That slows each impulse down to indecision.
Most things may never happen: this one will,
And realisation of it rages out
In furnace-fear when we are caught without
People or drink. Courage is no good:
It means not scaring others. Being brave
Lets no one off the grave.
Death is no different whined at than withstood.

Slowly light strengthens, and the room takes shape.
It stands plain as a wardrobe, what we know,
Have always known, know that we can’t escape,
Yet can’t accept. One side will have to go.
Meanwhile telephones crouch, getting ready to ring
In locked-up offices, and all the uncaring
Intricate rented world begins to rouse.
The sky is white as clay, with no sun.
Work has to be done.
Postmen like doctors go from house to house.