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Una serata particolare

27 giugno 2022

È morto Sergio Polano.

Wikipedia lo definisce “storico dell’architettura e accademico”.

Passai una serata con lui più di dieci anni fa; aveva scritto un articolo per il giornale di cui ero redattore, e passò la serata in trasferta a Torino con me e i miei due colleghi Edoardo e Matteo.

Fu una serata folle. Lui aveva sessanta anni e noi 30 o giù di lì. Ma il ragazzo sembrava lui. Noi arrancavamo dietro ai suoi ritmi: aperitivo, drink, cena, altri drink, chiacchiere con sconosciuti e sconosciute, altri drink.

Era un autentico mattatore: ci tenne tutta la sera con racconti, aneddoti pazzeschi e storie che si facevano fatica a credere. Tornai a casa quasi all’alba completamente sfatto, mentre lui avrebbe potuto continuare per un altro paio d’ore.

Lui era un collaboratore e una persona piuttosto nota nell’ambiente da cui proveniva. Noi eravamo dei giovani redattori alle prime armi. Eppure lui scelse di passare la serata con noi, non con i nostri capi o con altri ospiti importanti di quella sera. Dimostrò di essere umile e alla mano, e di capire l’enorme lavoro che  facevamo anche se i nostri stessi capi spesso non lo riconoscevano.

Un grande. Invidio un po’ quelli che ci hanno potuto trascorrere più tempo insieme.

Al liceo negli anni ’90

8 marzo 2019

In questi giorni va molto in voga il revival anni ’90, a causa della scomparsa di due miti di quel periodo. Allora perché non parlare dei miei anni ’90?

Il mio periodo liceale è stato, come dire… molto interessante. Ero uno studente sicuramente dotato, ma anche senza voglia alcuna di studiare. O meglio: studiavo solo quello che volevo io. Per questo i miei voti potevano variare dall’1 al 9 (e non sto scherzando: una volta presi 1 al compito di fisica e un’altra presi 9 a latino o storia, non ricordo bene).

Per molti professori ero un incubo, ero il classico adolescente ribelle che provoca e fa casino e che non si sottomette all’autorità costituita. Alcuni professori invece – i migliori – si facevano rispettare non grazie all’autorità, ma alla loro autorevolezza.

Con altri invece avevo una sorta di rapporto alla pari, un amore/odio a seconda delle occasioni.

 

Non saprei far rientrare il mio professore di inglese in nessuna di queste categorie. Era il nostro oggetto principale di scherzi, eppure era allo stesso tempo anche rispettato. Forse perché stava (quasi) sempre allo scherzo e non si arrabbiava. O forse perché sapeva scindere in maniera molto corretta il ragazzo dallo studente, non lasciandosi andare a simpatie personali.

Faccio qualche esempio.

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