Il giorno di dolore che uno ha

21 marzo 2022

Il calcio professionistico – La storia di Martin Bengtsson

18 gennaio 2022

bengtsson

Martin Bengtsson è un musicista e scrittore svedese di 35 anni. Ma è anche un ex calciatore, un potenziale campione che si è stancato del mondo del pallone e si è ritirato giovanissimo, a soli 19 anni. La maggior parte degli sportivi non ha nemmeno cominciato una vera carriera a quell’età, lui invece aveva già accumulato abbastanza esperienza da non poterne più del calcio professionistico e di tutto ciò che gli gira intorno.

Ha scritto un libro nel 2007, “I skuggan av San Siro” (“All’ombra di San Siro”), in cui racconta la sua vita come giovane calciatore; dal testo è stato recentemente tratto anche un film, “Tigers”. È un libro molto interessante, almeno per chi ama il calcio. Racconta gli sforzi di un bambino col mito di Van Basten che ha da sempre il sogno di diventare calciatore professionista e sacrifica tutta la sua giovinezza in allenamenti estenuanti e quotidiani. Quando i suoi compagni di classe escono da scuola per divertirsi e iniziano a frequentare le ragazze, lui riserva il tempo libero per fare esercizi e migliorare la sua tecnica col pallone.

Diventa in breve una promessa del calcio svedese, viene chiamato in nazionale e in ritiri per selezioni giovanili. A soli 15-16 anni inizia a fare provini per squadre europee di prima fascia. E qui il suo racconto si fa particolarmente stuzzicante per i lettori, per quelli che magari vanno allo stadio ogni domenica ma non hanno idea di quello che succede nelle segrete stanze del dorato mondo del pallone.

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La dolce vita

16 gennaio 2022

“Io sono troppo serio per essere un dilettante, ma non abbastanza per diventare un professionista”.

Enrico Steiner – La dolce vita

Quello che c’è in mezzo

8 novembre 2021

“Mio padre era imprenditore nel settore della pietra.

Io ho il diploma di scalpellino.

Sono il primo in sei generazioni che non ha voluto prendere in mano l’azienda di famiglia, anche se ero il maggiore.

Il motivo per cui non ho voluto è che sono nato nudo e solo

e nudo e solo morirò,

quel che c’è in mezzo è mio.

E gli altri non devono impicciarsi”.

Kai Johansen, cittadino svedese residente nel villaggio di Osebol, classe 1951.

(Dal libro “Osebol di Marit Kapla)

Bordertown – Sorjonen

16 ottobre 2021

Sorjonen è una serie di genere poliziesco/thriller finlandese, conosciuta in Italia come Bordertown. Il protagonista è l’ispettore di polizia Kari Sorjonen che si trasferisce con la sua famiglia dalla capitale Helsinki a una cittadina al confine con la Russia (da qui il titolo italiano).

La serie ha avuto un discreto successo e confermo che è una delle migliori che mi sia capitato di vedere. Le indagini, la trama e le sottotrame sono molto ben sviluppate; ma il suo punto di forza è senz’altro la caratterizzazione dei personaggi.

Una cosa di cui mi lamento quasi sempre guardando film e serie tv, è il fatto che i personaggi siano “piatti”. Il cattivo è cattivo, il buono è buono, il pazzo fa il pazzo, e via dicendo. Ci si può quasi sempre aspettare quello che sta per avvenire perché si sa già che il farabutto mente e tradisce, il pazzo farà qualcosa di scemo, il buono verrà ingannato ma alla fine otterrà giustizia.

Non è così nella vita reale. E non è così in Sorjonen. I personaggi cambiano, si evolvono, a volte mentono e a volte dicono la verità, a volte fanno la scelta giusta e tante volte sbagliano. Nella terza e ultima stagione abbiamo dei protagonisti profondamente cambiati rispetto alla prima: cambiati dalla vita, dalle proprie esperienze, dalle sconfitte e dalle vittorie, dagli anni che passano. Perchè nessuno rimane mai uguale a se stesso.

Tre stagioni per 31 episodi, tutto su Netflix. La serie non sarà rinnovata ma dovrebbe uscire un lungometraggio entro la fine del 2021. Il film dovrebbe essere una sorta di atto conclusivo della serie (che comunque è conclusa già così, visto che non lascia trame aperte).

In Italia siamo abituati a vedere tutto sempre doppiato. Io consiglio sempre la visione in lingua originale. Dover leggere i sottotitoli può essere fastidioso all’inizio, ma ci si abitua abbastanza subito. E si può apprezzare meglio la recitazione degli attori nonché la mano del regista.

Buona visione.

PS- Questa è stata l’ultima serie che mio fratello, grande appassionato di cinema, mi ha consigliato. Un ottimo consiglio, grazie Alessio. Mi sarebbe piaciuto molto parlarne con lui. Scrivo invece questo post, sperando lo possa leggere da lassù.

Il politicamente corretto

24 settembre 2021
politicamente corretto

L’animale più stupido del mondo

26 luglio 2021

“Vi siete mai chiesti quale sia l’animale più stupido in assoluto? Io sì, e mi sono dato una risposta molto soddisfacente. Il pesce? La gallina? Il piccione? No… L’animale più stupido è la gente”.

Gaetano Allegra – “Ditemi che siamo 4”

Pisa, no grazie

20 luglio 2021

Sotto lo slogan: “Io non imbroglio nelle costruzioni”

In Svezia hanno appena rilasciato al pubblico questa reclame, chiaramente “made in Livorno”.

Si tratta della pubblicità di un negozio di prodotti per l’edilizia che, per far capire che vende articoli di qualità agli acquirenti, prende come esempio negativo la Torre di Pisa. Un modo per suggerire che la torre è pendente perché sono stati utilizzati materiali scadenti, mentre invece la merce che vende Byggmax è di prima qualità.

Una bella trovata pubblicitaria, non c’è che dire. Ma chissà che ne pensano a Pisa. E a Livorno.

Il lavoro etico

24 giugno 2021

Vivo all’estero. E capita spesso che amici e conoscenti mi chiedano se non abbia voglia di tornare in Italia, se non mi manchi l’Italia, e così via.

Certo che mi manca l’Italia, mi manca Pescara, mi mancano i miei amici e la mia famiglia, un ambiente in cui “mi sento a casa”, il mio habitat naturale. Tuttavia, non penso assolutamente a tornare indietro.

La ragione principale è che non mi piace lavorare. Vorrei essere ricco e poter non fare una mazza dalla mattina alla sera. O meglio, poter fare solo quello che voglio io, quando lo voglio io.

Purtroppo non sono ricco (ancora) e mi tocca lavorare. Ma se lo devo proprio fare, allora voglio almeno farlo nelle migliori condizioni possibili.

L’Italia è un posto dove, come dimostra ancora una volta il titolo del Corriere qui sopra, quella che dovrebbe essere la normalità è considerata un’eccezione. Un posto in cui ti pagano il giusto, ti danno un contratto regolare, ti pagano gli straordinari se lavori extra e – udite! udite! – ti concedono perfino il giorno di riposo, balza agli onori delle cronache come un fatto inusuale.

Ed è vero: è un fatto inusuale. Lo dico sia per esperienza personale che per quello che mi raccontano moltissimi dei miei amici ed ex colleghi.

Fortunatamente vivo in un posto dove i salari sono buoni*; dove mi pagano gli straordinari anche se lavorassi solo 15 minuti di più; dove ho un anno di disoccupazione senza troppe ansie e comunque riuscirei a trovare un nuovo lavoro nel giro di qualche mese se mi licenziassero (o mi licenziassi); dove non devo fare finta di lavorare mezzora in più per far vedere al mio capo che sono un bravo dipendente, ma basta che svolga i miei compiti lavorativi nel tempo prestabilito; dove se anche a 50 anni avessi voglia di rimettermi a studiare, lo Stato mi supporterebbe anche economicamente. E tanto altro che adesso non mi viene in mente.

L’Italia è un bellissimo Paese sotto molti, moltissimi aspetti. È per questo che ci torno molto volentieri, in vacanza.

*Una volta a un colloquio di lavoro, il futuro capo mi chiese quanto volevo per accettare il posto. Risposi con una cifra. Ottenni il lavoro e mi offrirono uno stipendio superiore a quello che avevo chiesto.

La storia dell’uccellino

2 Maggio 2021

The story about the little birdie

There was this little birdie who didn’ t know how to fly yet, and one freezing cold night he tumbles out of his nest and lands on the ground. Well, he starts going “PEEP, PEEP, PEEP!” like crazy, because he’s nearly freezing.

Lucky for him, along comes this cow, sees him and feels sorry for him. So she lifts her tail and SPLASH! She drops a steaming hot cowpie right on him. So the little berdie is warm again but he is still unhappy and keeps going “PEEP, PEEP, PEEP!”, louder than ever.

A mean old coyote hears someone comes around him, he reaches out his paw and pulls him out of the cowpie. He brushes the dirt off him really nicely and then GNAM! He swallows the birdie down in one gulp.

What’s the moral of this story?

Folks that throw dirt on you aren’t always trying to hurt you, and folks who pull you out of a jam aren’t always trying to help you. But the main point is: when you’re up to your nose in shit, keep your mouth shut.