L’irresistibile tentazione perbenista di considerare i neri “poveri” e “immigrati”

La pubblicità della classe Standard dei Frecciarossa

Ha scatenato un vespaio di polemiche la nuova pubblicità di Trenitalia sull’Alta Velocità. Da qualche giorno infatti i Frecciarossa hanno le carrozze suddivise in quattro classi: Executive, Business, Premium e ultima la Standard.

Le immagini che affiancano la descrizione del tipo di carrozza sono diverse. Nella Executive ci sono dei manager in riunione; nella Business non c’è nessuno (a sottolineare la silenziosità dei vagoni); nella Premium un paio di persone a un tavolino; e nella Standard una famiglia con la pelle dal colore olivastro.

Apriti cielo!

Pubblicità razzista”, è stato il commento più diffuso. Anche perché, aggiungono molti, chi decide di viaggiare in Standard non può nemmeno camminare negli altri settori. Non può nemmeno raggiungere la carrozza ristorante. È isolato.

La testata online Linkiesta ha dedicato alla promozione dei nuovi servizi Frecciarossa un articolo dove si polemizzava aspramente con le decisioni di marketing del gruppo delle Ferrovie dello Stato.

Nella Standard, quella isolata dalle altre, chi troviamo? Una famigliola di neri. Felici anche loro, forse perché, chissà come, sono riusciti a permettersi un treno.

Un’associazione fin troppo semplice: nella Standard ci vanno i poveri, che poi sono sempre loro, gli immigrati. Nessun nero figura nelle altre immagini, e non per mancanza di spazio. Avrebbero potuto metterne uno nella Business, ma è rimasta vuota. È un caso di razzismo? Sembra di sì. Ma, purtroppo, sono cose che capitano a tutti. O meglio, a chi, per forma mentis, decide di dividere i viaggiatori sulla base del reddito. E di tenerli separati a tenuta stagna.

Alcuni di voi forse sapranno quanto io odi Trenitalia, di cui ho anche già parlato in passato in questo blog. E non c’è dubbio che la scelta strategica e di immagine della pubblicità sia sbagliata. Ma se c’è chi accusa lo spot di razzismo, io vedo altrettanto razzismo nelle parole del giornalista de Linkiesta.

Quante castronerie in poche righe. Innanzitutto la “famigliola” non è di neri, ma di asiatici che, sì: avranno la pelle più scura della nostra, ma non sono neri. Ma in fondo “sti negri so tutti uguali”, no?

Dopodiché si prosegue: “Un’associazione fin troppo semplice: nella Standard ci vanno i poveri”. E no: l’associazione “fin troppo semplice” qui la fa Linkiesta. Chi l’ha stabilito che una famiglia di asiatici (o neri o gialli o verdi) sia “povera”? Non potrebbe essere anche più ricca di una famiglia di bianchi?

Non finisce qui. L’articolista scrive: “Nella Standard ci vanno i poveri, che poi sono sempre loro, gli immigrati”. Ecco, qui c’è più razzismo che nella pubblicità di Trenitalia. Chi ha detto che quella famiglia dai tratti somatici sud-est-asiatici (o neri o gialli o verdi) sia composta da “immigrati”? Non potrebbero essere italiani? Beh, se non è razzismo, è quantomeno un pregiudizio lo stabilire a priori che chi ha la pelle diversa dalla nostra sia immigrato.

Purtroppo, non è ancora tutto. Si chiede infatti Linkiesta: “È un caso di razzismo? Sembra di sì. Ma, purtroppo, sono cose che capitano a tutti. O meglio, a chi, per forma mentis, decide di dividere i viaggiatori sulla base del reddito”. Io qui, a essere sincero, l’unica forma mentis che vedo, è quella di chi stabilisce in base a non si sa quale assioma, che chi viaggia in classe Standard sia più povero di chi viaggia in altre classi. Anche questa mi pare “un’associazione fin troppo semplice”.

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2 Risposte to “L’irresistibile tentazione perbenista di considerare i neri “poveri” e “immigrati””

  1. dreand Says:

    Io terrei una cosa in considerazione: perché gente di colore compare solo nella categoria “standard” e non in quella “executive”? Non esistono manager neri? Non è immaginabile che un uomo d’affari americano, inglese, francese, ma di colore, viaggi su Frecciarossa in classe “Executive”? Prioritario, per me, resta questo punto.

    Per il resto sono d’accordo con te. C’è un certo razzismo ingenuo, di quelli interiorizzati ma pur sempre ingenui, nel giornalista (basta appunto notare, come hai fatto tu, che spaccia per “neri” gente dai tratti somatici asiatici), ma resta di sicuro questa gaffe di Trenitalia.

  2. Gaetano Veninata Says:

    http://www.linkiesta.it/trenitalia-standard-bar

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