Nobiltà universitaria

Maria Chiara Carrozza, il nostro ministro dell’Istruzione che dovrebbe riformare (in meglio) il nostro sistema scolastico, pare faccia parte di ben note “baronie universitarie“, come si usano chiamare i docenti che sono “figli di” e “parenti di”.

Non solo, c’è anche qualcosa di strano in come ha ottenuto…. la cattedra? No, ancora meglio: il titolo di Rettore!

Direi che la nuova politica assomiglia molto alla vecchia.

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di Andrea Morigi per Libero

Lo stratagemma utilizzato da Maria Chiara Carrozza per salire in cattedra, lo aveva scoperto Italia Oggi nel 2011. Non era l’unica docente a essersi trovata in difficoltà, dopo aver conseguito brillantemente un dottorato e aver svolto un’intensa attività didattica, in patria e all’estero. Per la cronaca, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è di ottimi natali, in quanto figlia di Antonio Carrozza, già ordinario di Diritto agrario a Pisa e padre anche di Paolo Carrozza, già ordinario di Diritto costituzionale a Pisa e attualmente docente della stessa materia alla Scuola S. Anna di Pisa. Infine, la professoressa Carrozza si è sposata con Umberto Carpi, già ordinario di letteratura italiana a Pisa e poi preside presso la facoltà di Lettere della stessa città, oltre che due volte senatore prima con Rifondazione Comunista, poi con i Ds, e sottosegretario all’Industria nei governi Prodi e D’Alema.

Eppure, benché professoressa associata alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, nel 2006 la Carrozza si era trovata di fronte a un bivio. Come tanti altri doveva superare il concorso per ottenere l’idoneità. E nessuno lo bandiva. O rimaneva precaria a vita oppure imboccava la scorciatoia che conduce all’Università Telematica Marconi. «Presentai domanda perché vidi il bando in Gazzetta Ufficiale», spiegava in un’intervista a CampusPro, precisando che «mi interessava l’idoneità a professore ordinario: alla Marconi non sarei andata». È chiaro perché aveva preferito proprio quell’ateneo, famoso per reclutare docenti nelle proprie facoltà, salvo poi dimenticarsi di assumerli. Avevano superato in due il concorso di Bioingegneria industriale. L’altro vincitore era poi approdato al Politecnico di Milano. Alla Marconi, del resto, per lasciare a casa i neo-docenti, basta far trascorrere 60 giorni senza chiamarli. In alternativa si può dichiarare che sebbene idonei, i candidati non soddisfano a pieno le esigenze della facoltà.

Così, per un difetto di memoria o di calcolo, si sfornano decine di ordinari e associati, i quali poi, entrati in possesso dell’agognato titolo, si rivolgono ad altre università, dove finalmente e misteriosamente trovano un posto fisso. Nel caso della Carrozza, responsabile del Forum del Pd per l’Università, è andata anche meglio. Dal primo novembre 2007, cioè poco più di un anno dopo aver vinto il concorso all’Università online, viene nominata rettore della Scuola Superiore Sant’Anna. Curiosamente, prima non sapeva come superare l’impasse nella carriera, poi era stata catapultata in cima all’empireo. Nel suo curriculum, tralascia il passaggio alla Marconi. Salvo ammettere un po’ a denti stretti a Panorama: «Sono stata chiamata al Sant’Anna con una procedura interna basata su tre lettere di valutazione di studiosi stranieri. I verbali sono pubblici». Ovviamente non rende note nemmeno le sue ascendenze e parentele varie, dalle quali si evidenzia anche un percorso accademico più familiare.

E nonostante tutto le sembrava anche di dover riformare radicalmente il sistema, come dichiarava al mensile Le Scienze, nel 2010. Se mai fosse diventata ministro, avrebbe varato «di sicuro una riforma per il reclutamento di docenti e ricercatori che si basi sul concetto di responsabilità» e «abolirei tantissime regole inutili che ci appesantiscono e aumentano invece di diminuire».

Per avere la certezza che sono sempre quelli bravi ad andare avanti.

 

Fonte: Libero.it

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