Posts Tagged ‘scuola’

La maturità di Donnarumma (per Gramellini)

5 luglio 2017

Nel “Caffé” di oggi 5 luglio 2017, Massimo Gramellini parla della mancata “maturità” di Gigio Donnarumma, portiere del Milan che ha deciso di saltare l’esame di Stato per andarsene in vacanza a Ibiza.

Non leggo mai Gramellini. Stamane l’ho fatto per curiosità. Mi viene difficile elencare le scemenze che scrive nella sua rubrica. Ma proviamoci.

Il suo corsivo vuole fare un po’ di provocazione dicendo che in fondo se un 18enne è ricco e guadagna 6 milioni di euro all’anno, non ha bisogno di andare a scuola. E’ una provocazione. Tuttavia non gli riesce molto bene.

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La scuola italiana, il precariato e il ministro Giannini

30 giugno 2016

Circa un mese e mezzo fa (quasi due a dire la verità. Lo so, sto trascurando il blog ultimamente) c’è stata una rovente polemica fra il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e il “mondo della scuola”/”mondo del lavoro”.

Il motivo della contestazione da parte dei due mondi, risiede nelle seguenti dichiarazioni del ministro rilasciate in seguito a una intervista:

L’Italia paga un’impostazione eccessivamente teorica del sistema d’istruzione, legata alle nostre radici classiche. Sapere non significa necessariamente saper fare. Per formare persone altamente qualificate come il mercato richiede è necessario imprimere un’impronta più pratica all’istruzione italiana, svincolandola dai limiti che possono derivare da un’impostazione classica e troppo teorica.

L’istruzione italiana è però quasi sempre il motivo per il quale gli studenti italiani trapiantati all’estero eccellono rispetto ai propri coetanei stranieri.

Certamente non dobbiamo rinnegare le radici classiche del sistema italiano, è però necessario stare al passo coi tempi e colmare la lacuna che ci divide dai Paesi competitivi. Il mercato richiede la formazione di personale flessibile e un’impostazione troppo teorica del sistema italiano rischia di essere d’intralcio.

A proposito della flessibilità: tale concetto viene in Italia considerato equivalente a quello di precariato. Si può dunque affermare che la flessibilità non sia sinonimo di malessere?

Sì. Flessibilità deve voler dire dinamismo e mobilità del lavoro e delle persone, anche se spesso viene tristemente associato alla precarietà. Con le riforme vogliamo introdurre una flessibilità virtuosa sia sociale che professionale.

In seguito alle polemiche il ministro ha smentito e precisato alcune dichiarazioni e l’intervista alla fine è stata perfino cancellata dall’Huffington Post (e qui stendo un velo davvero pietoso, sulla presunta libertà editoriale e giornalistica di un quotidiano online che cancella un’intervista su – presumo – spinta del ministero…). L’accusa è più o meno quella che, con la scusa di riformare il sistema scolastico, il Governo voglia far accettare agli italiani la precarietà lavorativa.

Arrivando al punto: sarò controcorrente, ma secondo me il ministro ha ragione.

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La giuridificazione dei rapporti sociali

20 maggio 2014

A questo si è ridotta la società contemporanea:

Un giovane alunno di una scuola media di Forlì è stato sorpreso dal professore mentre guardava foto hard sul cellulare.

A quel punto l’insegnante gli ha sequestrato il telefonino, chiedendo che a ritirarlo venisse uno dei genitori. Fino a qui nulla di strano. Solo che la madre dell’alunno si è presentata nell’istituto in compagnia di un avvocato e ha accusato il professore di furto. A riferire l’accaduto è il sindaco di Forlì, Roberto Balzani. Secondo il racconto del primo cittadino, la madre avrebbe anche difeso il figlio sostenendo che le foto incriminate non erano poi così hard, dato che la donna immortalata “aveva anche il perizoma”.

“Siamo a questo punto, la giuridificazione dei rapporti sociali sta raggiungendo il suo apice. L’apice del grottesco. Genitori che non accettano le punizioni inflitte ai figli forse perché non le hanno mai ricevute o forse perché non sanno leggere la realtà. Così, nella virtualità più assoluta, si consumano le nostre vite. Con i dirigenti scolastici assediati dagli avvocati (senza scrupoli), le insegnanti che si disperano, gli studenti che cercano di approfittare della falsa protezione dei genitori… Si, bisogna atterrare sul pianeta scuola. La nostra base è aggredita da un virus devastante”, ha commentato il sindaco Balzani.

Fonte: Il Giornale

Nobiltà universitaria

1 giugno 2013

Maria Chiara Carrozza, il nostro ministro dell’Istruzione che dovrebbe riformare (in meglio) il nostro sistema scolastico, pare faccia parte di ben note “baronie universitarie“, come si usano chiamare i docenti che sono “figli di” e “parenti di”.

Non solo, c’è anche qualcosa di strano in come ha ottenuto…. la cattedra? No, ancora meglio: il titolo di Rettore!

Direi che la nuova politica assomiglia molto alla vecchia.

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di Andrea Morigi per Libero

Lo stratagemma utilizzato da Maria Chiara Carrozza per salire in cattedra, lo aveva scoperto Italia Oggi nel 2011. Non era l’unica docente a essersi trovata in difficoltà, dopo aver conseguito brillantemente un dottorato e aver svolto un’intensa attività didattica, in patria e all’estero. Per la cronaca, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è di ottimi natali, in quanto figlia di Antonio Carrozza, già ordinario di Diritto agrario a Pisa e padre anche di Paolo Carrozza, già ordinario di Diritto costituzionale a Pisa e attualmente docente della stessa materia alla Scuola S. Anna di Pisa. Infine, la professoressa Carrozza si è sposata con Umberto Carpi, già ordinario di letteratura italiana a Pisa e poi preside presso la facoltà di Lettere della stessa città, oltre che due volte senatore prima con Rifondazione Comunista, poi con i Ds, e sottosegretario all’Industria nei governi Prodi e D’Alema.

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In cattedra come al volante

23 gennaio 2013

A molti probabilmente, al liceo o all’università, sarà capitato di pensare: “Ma questo professore è ubriaco?”. Bene, in Piemonte pare si vogliano togliere il dubbio.

La Giunta regionale ha infatti emanato un provvedimento che prevede l’alcol test per gli insegnanti e il personale non docente della scuola.

Un provvedimento a mio modesto parere assurdo, perché equipara l’insegnamento ad altri mestieri che hanno responsabilità ben maggiori come l’autista di bus e treni, il pilota di aereo, il controllore di volo, responsabili di impianti nucleari, e via dicendo.

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L’inizio del nuovo anno

20 agosto 2012

Per una volta uso il blog per scrivere i fatti miei. Che in fondo è la funzione originaria per cui è nato questo strumento.

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Morire di disoccupazione

16 settembre 2010

DOTTORANDO SI SUICIDA ALL’UNIVERSITA’.

“PER ME NON C’E’ FUTURO”


La storia di questo ragazzo mi fa venire i brividi. E’ presto per commentare questo gesto. Quando uno decide di togliersi la vita è possibile che ci siano un milione di cose in mezzo”. Simone Canese ha 41 anni, è di La Spezia, nel curriculum una laurea in Scienze Biologiche e un dottorato in Scienze Ambientali a Genova. Così commenta la morte di Norman Zarcone, il dottorando siciliano di 27 anni che si è suicidato ieri gettandosi da un terrazzo della facoltà di Lettere di Palermo.

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