Saluti massonici

Giuseppe Pecoraro, manager del Policlinico di Messina, (recentemente al centro delle polemiche per questioni di malasanità) parla di come funziona il sistema nel capoluogo siciliano: “Qui comanda la massoneria. Chi non ci sta viene respinto ai margini“. Ecco l’articolo della Gazzetta del sud.

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Non è uno che le cose le manda a dire. Sempre diretto, difficile da digerire. Trapano sui nervi scoperti di una sanità che fa fatica a mostrarsi credibile. Nei due anni e mezzo al Policlinico se ne sono accorti in tanti. E lui si è accorto degli altri, di cosa sta attorno al sistema.
Sette mesi fa sbottò durante un congresso della Cgil e l’Azienda sanitaria universitaria tremò per qualche giorno. «In quest’azienda c’è un bruttissimo clima – disse a febbraio Giuseppe Pecoraro – perché qui i cambiamenti non piacciono. Qualcuno pensa che io non capisca le regole del gioco, la verità è che non le condivido». Apriti cielo. Si offesero in tantissimi e le reazioni non mancarono.
Non se n’è preoccupato più di tanto. Qualche mese dopo affondi ancora più duri. «Qui ci sono delle incrostazioni che devono essere rimosse per il bene di tutti, ma capisco che a molti non faccia piacere visto che si vedono intaccati i loro centri di potere». Giù altre polemiche, con il rettore Franco Tomasello chiamato a fare da cuscinetto tra il direttore generale e la facoltà di Medicina e Chirurgia, con cui i rapporti non sono mai stati idilliaci.
Ma non solo. Pecoraro in questi mesi ha affondato i colpi anche contro la politica. «In due anni e mezzo sono stato convocato a Palazzo Zanca solo una volta – ha commentato nei mesi scorsi –: dalla commissione viabilità per parlare dei problemi viari all’interno del Policlinico. Ma vi sembra normale che nessuno mi abbia mai chiesto della riorganizzazione delle unità operative o di quello che stiamo facendo sotto il profilo del risanamento finanziario?».
E ieri, a pochi giorni dalla vicenda accaduta nell’unità di Ostetricia e Ginecologia, Pecoraro ha alzato di nuovo la mira e ha sparato ancora più pesantemente, rispetto al passato. «So di non essere uno gradito, l’ho capito in questi due anni e mezzo – ha detto con tono deciso –. Abbiamo dato vita a provvedimenti storici per questa struttura, ma in tanti mi hanno avvicinato e in maniera subdola hanno provato a convincermi del contrario. Nessuno mi ha minacciato, sia chiaro, ma intimidazioni sotto traccia, ammiccamenti e cose similari, queste sì».
Il passaggio successivo è ancora più deflagrante. «In questi anni ho stretto tante mani e troppe volte mi sono sentito passare il pollice sul polso, un gesto per capire se io sono affiliato alla massoneria. Qui le cose funzionano così, il meccanismo è ben rodato e non lo scopro certo io. Chi non ci sta viene respinto».
Da oggi sarà una pioggia di veleno. Così come fu quando le stesse parole vennero utilizzate dall’arcivescovo Calogero La Piana per denunciare la presenza di un meccanismo massonico che controlla e paralizza la città, bloccandone lo sviluppo.
Una vita da estraneo. «So di non essere simpatico – continua – in tanti mi hanno invitato a cena, a pranzi, ma ho preferito fare una scelta di riservatezza. Spesso ho avuto la sensazione che quegli inviti fossero mirati. E sento i commenti al Policlinico. Mi sento un rompi…».
Pecoraro è ancora inviperito per quello che è accaduto giovedì a Ostetricia e Ginecologia. «Io sono stato informato di quanto accaduto soltanto il giorno dopo. Due medici litigano violentemente in sala travaglio, succede quello che succede e il direttore generale dell’ospedale lo viene a sapere soltanto ventiquattr’ore dopo. Vi sembra normale?».
Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, Leoluca Orlando, ha chiesto la sua testa. Pecoraro non ci sta. «Non credo di essere responsabile in questa vicenda. Sono stato nominato dall’assessore Russo, se lui dovesse ritenere necessario rimuovermi non obietterei nulla. Ma nessuno può mettere in dubbio quanto di buono è stato fatto in questi due anni e mezzo. Mi riferisco al risanamento dei conti e ai vari servizi che adesso funzionano e che sino a qualche tempo fa non convincevano per niente anche sotto il profilo economico. Parlo ad esempio di alcuni appalti».

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