Posts Tagged ‘Usa’

Benetazzo: “Il default negli Usa non avverrà mai”. L’Italia? “Meglio commissariata”

25 ottobre 2013

di Valerio Pierantozzi per East Journal

“Lo shutdown avrà un fortissimo impatto reale sulla vita quotidiana di tanti americani. Rimarranno senza stipendio, ma dovranno pagare le bollette e i mutui”. Con queste parole il presidente degli Stati Uniti Barack Obama spaventava gli americani riguardo al rischio di fallimento. Si è partiti da qui, dallo sfiorato default degli Usa, e si è finiti poi per parlare di sanità pubblica, di Europa e della situazione in Italia, passando ovviamente da Oriente, cioè dalla Cina.
Questo è quanto venuto fuori da una chiacchierata con Eugenio Benetazzo, economista indipendente che con le sue opinioni non ha mai paura di andare controcorrente. Negli anni si è affermato anche come un apprezzato e autorevole analista finanziario, avendo spesso previsto con largo anticipo alcuni scenari internazionali grazie alle sue spiccate capacità di “leggere” il panorama socioeconomico della nostra epoca.
Parlare con lui può essere spiazzante, proprio perché ogni volta sa concentrarsi sul punto davvero importante della questione, senza badare al fumo che sta intorno.

Benetazzo, gli Stati Uniti sono stati davvero vicini al fallimento?

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Immigrazione (semi)clandestina

10 ottobre 2013

È proprio vero: in Italia c’è un “problema immigrazione”. Il nostro Paese si sta riempiendo di extracomunitari che non pagano le tasse, occupano il nostro territorio, spesso delinquono e quando lo fanno rimangono impuniti. Il tutto senza che le istituzioni prendano provvedimenti seri al riguardo. Anzi, molte volte i Governi italiani si rendono complici di queste persone.

No, non sto parlando degli africani che sbarcano nel nostro Paese coi barconi della disperazione, ma dei circa 30mila americani sparsi fra le 59 basi militari statunitensi presenti lungo lo Stivale.

Numeri spropositati che rendono l’Italia come il più importante avamposto militare americano in Europa.

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Altro che Siria: Chicago!

15 settembre 2013

“Se l’America è preoccupata per la gente che si spara addosso, allora dovremmo invadere Chicago”.

Stephen Colbert, comico e presentatore.

Robert Fisk: “Pronti per la nuova alleanza Stati Uniti – al Qaeda?”

29 agosto 2013

Obama sa che combatterà al fianco di al Qaeda?

di Robert Fisk per the Independent

Se Obama decide di attaccare il regime siriano, sarà la prima volta in assoluto che gli Stati Uniti si schierano al fianco di al Qaeda.

Che alleanza! Non erano i tre moschettieri a dire “Tutti per uno, uno per tutti” ogni volta che combattevano? Potrebbe essere il nuovo grido di battaglia se – o quando – i governanti occidentali andranno a combattere Bashar al Assad.

[…]

Magari gli americani potrebbero chiedere ad al Qaeda delle informazioni di intelligence – dopo tutto, loro sono quelli che hanno gli uomini sul terreno, qualcosa che gli americani non hanno interesse ad avere. E forse al Qaeda potrebbe offrire qualche informazione mirata al Paese che solitamente dichiara i seguaci di al Qaeda come gli uomini più ricercati del mondo, più dei siriani.

Si creeranno delle situazioni ironiche, ovviamente. Mentre i droni americani bombarderanno le postazioni di al Qaeda in Yemen e Pakistan – con la solita perdita di civili al seguito – gli Usa assisteranno al Qaeda in Siria colpendo i loro nemici. Tutto questo con l’aiuto dei messieurs Cameron, Hollande e degli altri piccoli generali/politici. (more…)

Cosa succede in Siria/13

24 agosto 2013

Assad usa le armi chimiche per combattere (e uccidere) i ribelli. Quindi l’Unione Europea e gli Stati Uniti si preparano a intervenire. Arriva una nuova “missione di pace”?

Eppure sul fatto che Bashar al Assad abbia usato davvero il gas sarin contro i suoi nemici esistono molti e fondati dubbi. Brevemente:

1- Prima di tutto: cui prodest? La prima domanda che bisogna farsi è sempre la stessa. Perché il capo del Governo siriano, che sta vincendo la guerra civile riconquistando tutte le postazioni perdute, dovrebbe usare degli agenti chimici contro i ribelli proprio nel momento in cui gli ispettori Onu arrivano in Siria per indagare, appunto, sull’uso di agenti chimici?

La domanda è importante e non me la pongo solo io. Lo stesso dubbio è espresso da Gwyn Winfield sulle pagine di Repubblica. Winfield, come lo descrive il giornale fondato da Scalfari, è a capo delle Falcon Communications inglese, un’autorità riconosciuta nel campo della difesa dalle armi non convenzionali. Afferma l’esperto:

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Meglio Assad dei “ribelli” (Ops, i siriani buoni non sono più così buoni…)

17 luglio 2013

Mentre in Siria si continua a combattere, l’orientamento internazionale che si sta sviluppando intorno alla guerra civile  prende sempre di più la piega che avevo spiegato qualche giorno fa.

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STOP DI LONDRA ALLE ARMI ANTI ASSAD

di Claudio Gallo per La Stampa

La crisi economica che non accenna a finire, la complessità della situazione sul campo per cui una parte degli alleati di oggi rischia di diventare il nemico di domani: l’occidente non sembra più così convinto che armare i ribelli siriani sia un affare. La scorsa settimana una commissione del Senato americano ha bloccato l’invio di armi all’opposizione anti-Assad perché, ha concluso, la fornitura non serve a mutare gli equilibri sul campo, e c’è il rischio che le armi cadano nelle mani degli estremisti islamici. Ieri, dopo aver fatto negli ultimi mesi la voce grossa, il premier britannico Cameron è tornato sulle vecchie posizioni prudenti: «Non abbiamo preso alcuna decisione sulle armi ai ribelli – ha detto – ma è molto importante che continuiamo a lavorare con loro». In ogni caso il premier ha ripetuto le parole del ministro degli Esteri Hague: «Nessuna decisione sarà presa senza consultare il parlamento».

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Democrazia import-export

9 luglio 2013

A giudicare da quello che sta avvenendo in Egitto, credo che lì ci sia talmente tanta democrazia che potrebbero competere con gli Stati Uniti per l’esportazione.

Andreotti e la Cia

7 Maggio 2013

“Andreotti era stato colui che, con grande disappunto di Cossiga, aveva avviato l’iter perché si ammettesse l’esistenza di Gladio. Fu così che gli chiedemmo del ruolo della Cia in Italia, visto che lui aveva cominciato a parlarne. Non ricordo le parole esatte (a differenza di quelle su Morlion) e quindi non mi azzardo a fare virgolettati. Ma il senso di quelle parole fu che loro, i democristiani, dovevano fare una specie di slalom per tenere insieme la loro politica nell’ambito del guinzaglio stretto imposto dalla guerra fredda. E che molti di loro erano spiati e invisi a Washington non meno dei comunisti. Anche il neofascismo, altra cosa che mi colpì, era uno strumento utile a una stabilizzazione del potere contro possibili fughe in avanti”.

“In due parole, tutto quello che i ricercatori meno ossequienti con il potere che per anni avevano studiato documenti e atti processuali (non gli altri che sproloquiano di cose che non conoscono nel merito) avevano sempre sostenuto, non senza andare incontro a una qual certa ostilità o accusa di estremismo”.

di Gianni Cipriani per Globalist.it (qui l’articolo completo)

Cosa succede davvero fra Corea del Nord e Stati Uniti?

18 aprile 2013

Nelle ultime settimane si è parlato molto della crisi diplomatica fra Nord Corea e Stati Uniti. Molto è stato detto e scritto sulle minacce coreane alle basi americane, ma spesso a sproposito e spesso inventando. Soprattutto perché quello orientale è un mondo misconosciuto per l’informazione italiana.

Per capire un po’ meglio cosa stia succedendo – invece di far parlare i soliti analisti che spesso capiscono meno degli intervistatori – ho fatto qualche domanda a un’esperta del settore.

Alessia Cerantola è una giornalista di Bassano del Grappa. Esperta di Giappone, si occupa di Estremo Oriente professionalmente da oltre dieci anni. Dal 2007 collabora con Internazionale per le rassegne dal Giappone ed è cofondatrice e reporter dell’Investigative reporting project Italy (Irpi).

Le ho rivolto qualche domanda per cercare di comprendere quanto c’è di vero in quello che leggiamo sui giornali.

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Colpevoli…

17 aprile 2013

… di parlare una lingua diversa. Un fatto che, se confermato, rivelerebbe l’isteria fuori controllo di un intero Paese.

16 aprile (ANSA) – Due passeggeri parlano in arabo, un terzo viaggiatore li sente, dà l’allarme e l’aereo, prossimo al decollo, torna al gate. E’ successo a Logan, l’aeroporto di Boston. L’aereo e i suoi occupanti sono stati sottoposti a controlli prima che venisse dato di nuovo via libera alla partenza, ma l’episodio è un segnale dei nervi a fior di pelle della città ferita dalle bombe alla maratona. Due degli aerei dell’11 settembre erano decollati da Logan.