Posts Tagged ‘Siria’

Robert Fisk: “Pronti per la nuova alleanza Stati Uniti – al Qaeda?”

29 agosto 2013

Obama sa che combatterà al fianco di al Qaeda?

di Robert Fisk per the Independent

Se Obama decide di attaccare il regime siriano, sarà la prima volta in assoluto che gli Stati Uniti si schierano al fianco di al Qaeda.

Che alleanza! Non erano i tre moschettieri a dire “Tutti per uno, uno per tutti” ogni volta che combattevano? Potrebbe essere il nuovo grido di battaglia se – o quando – i governanti occidentali andranno a combattere Bashar al Assad.

[…]

Magari gli americani potrebbero chiedere ad al Qaeda delle informazioni di intelligence – dopo tutto, loro sono quelli che hanno gli uomini sul terreno, qualcosa che gli americani non hanno interesse ad avere. E forse al Qaeda potrebbe offrire qualche informazione mirata al Paese che solitamente dichiara i seguaci di al Qaeda come gli uomini più ricercati del mondo, più dei siriani.

Si creeranno delle situazioni ironiche, ovviamente. Mentre i droni americani bombarderanno le postazioni di al Qaeda in Yemen e Pakistan – con la solita perdita di civili al seguito – gli Usa assisteranno al Qaeda in Siria colpendo i loro nemici. Tutto questo con l’aiuto dei messieurs Cameron, Hollande e degli altri piccoli generali/politici. (more…)

Siria: l’attacco giusto al momento giusto

28 agosto 2013

Riporto sotto parte di un articolo storico e di analisi di Gian Micalessin per il Giornale.

Micalessin è uno dei migliori, più famosi e rispettati inviati di guerra italiani.

Questo post è dedicato a chi continua ad accusarmi di essere pazzo.

A parte Obama, Cameron e la stampa di regime (quello vero, quello dell’ignoranza), tutti gli analisti internazionali esprimono dubbi sull’intervento in Siria e sul presunto attacco chimico del regime di Assad.

Sarò pazzo e complottista, ma sono in ottima compagnia.

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Siria ed Egitto come la Libia: islamisti campioni di inganni

di Gian Micalessin per il Giornale

[…] Le immagini di Ghouta, la località dove il governo avrebbe usato i gas sono devastanti dal punto di vista emozionale, ma assai ambigue dal punto di vista documentale. La contraddizione più evidente è la mancanza di protezioni da parte dei presunti sanitari arrivati a soccorrere le vittime. L’altra è la sistematica plateale teatralità con cui i bambini deceduti vengono allineati davanti agli obbiettivi. Ad Halabja nel marzo 1988 i gas di Saddam non fecero distinzione tra vittime e soccorritori e sterminarono chiunque non si fosse allontanato. A Ghouta nessuno fugge, non c’è un clima di panico e gli ospedali continuano a funzionare. L’impressione è di un attacco circostanziato e molto limitato. E questo fa sorgere due grossi interrogativi. Perché Assad avrebbe atteso due anni e mezzo prima di usare i gas salvo poi impiegarli sotto gli occhi degli osservatori dell’Onu? E soprattutto perché incominciare da una zona dove il regime non è militarmente in difficoltà e dove non viene sfruttato il vantaggio tattico offerto dall’arma chimica per riconquistare il territorio e nascondere le prove?

Fonte: il Giornale (clicca per leggere l’articolo completo)

Meglio Assad dei “ribelli” (Ops, i siriani buoni non sono più così buoni…)

17 luglio 2013

Mentre in Siria si continua a combattere, l’orientamento internazionale che si sta sviluppando intorno alla guerra civile  prende sempre di più la piega che avevo spiegato qualche giorno fa.

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STOP DI LONDRA ALLE ARMI ANTI ASSAD

di Claudio Gallo per La Stampa

La crisi economica che non accenna a finire, la complessità della situazione sul campo per cui una parte degli alleati di oggi rischia di diventare il nemico di domani: l’occidente non sembra più così convinto che armare i ribelli siriani sia un affare. La scorsa settimana una commissione del Senato americano ha bloccato l’invio di armi all’opposizione anti-Assad perché, ha concluso, la fornitura non serve a mutare gli equilibri sul campo, e c’è il rischio che le armi cadano nelle mani degli estremisti islamici. Ieri, dopo aver fatto negli ultimi mesi la voce grossa, il premier britannico Cameron è tornato sulle vecchie posizioni prudenti: «Non abbiamo preso alcuna decisione sulle armi ai ribelli – ha detto – ma è molto importante che continuiamo a lavorare con loro». In ogni caso il premier ha ripetuto le parole del ministro degli Esteri Hague: «Nessuna decisione sarà presa senza consultare il parlamento».

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Opinione pubblica

7 luglio 2013

Geniale scritto di Alessandra Daniele.

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– Buongiorno. Che ne pensa della Siria?
– Preferisco restare con l’Enel.
– Non sono un piazzista di contratti – dice lo sconosciuto, compunto – Sono venuto a comunicarle che il governo siriano ha usato armi chimiche contro i ribelli.
– E quindi?
– S’impone un’ ingerenza umanitaria.
– Ah… ho capito. L’inverno è stato lungo, avete finito il gasolio. Vi serve la Siria.
– Ma no, è un’iniziativa umanitaria…
– Senta, stavolta risparmiatemi le balle. Volete la Siria? Provate a prendervela, e non rompetemi i coglioni – L’uomo cerca di richiudere la porta. L’altro la blocca col piede.
– Ma se noi agissimo senza un’adeguata giustificazione, lei s’indignerebbe. Manifesterebbe. Turberebbe l’ordine pubblico.
– Se avessi tempo per turbare l’ordine pubblico, lo farei perché non arrivo a fine mese.
– Quindi possiamo procedere col suo silenzio-assenso?
– Tanto procedereste lo stesso.
– L’uomo prova ancora a chiudere la porta. L’altro estrae una fotografia.
– E possiamo abbattere questo crudele tiranno?
– Fabio Fazio?
– No, è Assad, l’efferato dittatore siriano.
– Preferirei se abbatteste anche Fazio, comunque fate pure.
– L’altro toglie il piede dalla porta
– Benissimo. La ringrazio per la disponibilità – sorride – arrivederci alla prossima.

Fonte: Carmillaonline.com

Gli Stati Uniti fanno ancora paura? La sfida (non solo) di Mosca

3 luglio 2013

Di Valerio Pierantozzi per EastJournal.net

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Chi ha paura ancora dell’America? O peggio, chi rispetta ancora gli Stati Uniti? La vicenda di Ed Snowden ha messo di nuovo sotto gli occhi di tutti l’impotenza dell’attuale amministrazione americana nel dettare legge in campo internazionale. Quello che una volta era il Paese più temuto, rispettato, autorevole e ascoltato sia dai propri alleati che dai propri nemici, adesso sembra aver perso parecchio del suo smalto.

Il nuovo Assange

Edward Joseph Snowden è un cittadino statunitense di 30 anni che lavorava come tecnico informatico per la Booz Allen Hamilton, azienda di tecnologia informatica consulente della Nsa, la National Security Agency, ovvero una delle organizzazioni statunitensi che si occupano della sicurezza nazionale. Snowden si trovava in congedo temporaneo quando il 20 maggio scorso volò verso Hong Kong. Si trovava ancora nell’ex colonia britannica quando le prime informazioni sulla Nsa cominciarono a trapelare sui giornali. Da quel momento e per quasi la totalità di giugno, è stato coinvolto in una serie di rivelazioni che molti hanno definito come le più importanti della storia della Nsa.
Non è intenzione del presente articolo entrare nello specifico dell’analisi riguardante lo scandalo chiamato “Datagate”. Piuttosto si vuole sottolineare come da allora Snowden sia diventato il ricercato numero uno per gli Stati Uniti. Agli occhi del pubblico, invece, è diventato il nuovo Julian Assange, paladino della libertà di informazione nel mondo.

Estradizione

Il governo americano sta cercando in tutti i modi di ottenere l’estradizione di Snowden. Per Obama è soprattutto una questione di immagine e di deterrenza. È fortemente probabile infatti che l’ex funzionario non abbia agito da solo e faccia parte di una strategia più ampia (forse di lotta interna ai servizi statunitensi). Tutti i responsabili della fuga di notizie riservate saranno cercati con calma e sottotraccia, come si confà a una vera agenzia di intelligence. Tuttavia gli Stati Uniti non possono permettersi di lasciare impunito l’ex funzionario: rappresenterebbe un messaggio estremamente negativo e un colpo molto forte alla propria credibilità. Nel caso la passasse liscia, Snowden potrebbe trovare molti altri emulatori. E ciò non è in alcun modo ammissibile.

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Napolitano: “Roma e Damasco mai così vicine” (Ipse dixit)

28 giugno 2013

L’Italia prosegue nella sua secolare tradizione di voltagabbana.

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21 marzo 2010 – Roma e Damasco ancora più vicine. La visita di Stato di quattro giorni in Siria del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha infatti rafforzato i già stretti rapporti bilaterali tra i due Paesi.

Amicizia è la parola all’insegna della quale si è svolta la prima missione di un presidente della Repubblica italiano a Damasco, così come hanno avuto modo di sottolineare sia Napolitano sia il rais siriano, Bashar Al-Assad, al termine dei colloqui ufficiali di giovedì.

Attenzione e cordialità che sono andate però oltre la pura formalità: protocollo a parte, i due presidenti insieme alle rispettive consorti si sono infatti incontrati informalmente in tre diverse occasioni, compresa una cena a quattro in un ristorante di Aleppo, dove le due coppie sono arrivate a bordo di un’auto guidata dallo stesso Assad.

L’ultima occasione per un saluto è poi stata offerta questa mattina dalla visita al sito archeologico di Ebla, dove da quasi cinque decenni lavora una missione italiana. “E’ la prova concreta – ha commentato il presidente della Repubblica – dell’importanza della cooperazione e della comprensione culturale tra Italia e Siria“.

Infatti, se è vero che il ritrovamento del sito, una delle scoperte più importanti dell’ultimo secolo, è frutto degli scavi italiani condotti dal professor Paolo Matthiae, la missione è andata avanti anche grazie alla collaborazione della Siria. Ragione per cui Napolitano si dice “molto contento che Assad abbia assicurato ogni sostegno anche in futuro”, promettendo di essere disposto ad incrementare gli aiuti offerti da Damasco.

Un impegno che inoltre faciliterà l’organizzazione del cinquantesimo anniversario della missione italiana, che cade nel 2015, e per la quale “sono previsti grandi eventi”, dice sempre il capo dello Stato. “La visita a Ebla – conclude soddisfatto Napolitano prima di lasciare la Siria per rientrare a Roma – è la degna conclusione della mia visita”.

Fonte: SkyTg24

Dumas: “L’Inghilterra preparava l’invasione della Siria”

27 giugno 2013

Roland Dumas, ex ministro degli Esteri in Francia, durante una trasmissione televisiva d’Oltralpe.

Dumas – “Ho incontrato dei funzionari inglesi, miei amici, che preparavano un qualche cosa in Siria. L’Inghilterra, e non l’America, preparava l’invasione dei ribelli in Siria. E mi domandarono, in quanto ex ministro degli Esteri, se avessi mai potuto partecipare a una cosa del genere. Avrei chiaramente risposto: ‘Io sono francese, la cosa non mi interessa’. Ma tutto ciò è per dire che questa operazione proviene da molto lontano”.

Intervistatore- “E scusi, con quale obiettivo?”

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Chi di Siria ferisce…

4 giugno 2013

Il governo in carica in Siria dimostra un grande senso di spirito, ma non solo. Dimostra anche di saper individuare e attaccare le ipocrisie dei governi stranieri che appoggiano i ribelli siriani.

In seguito alle violenze scoppiate in questi giorni a Istanbul, che hanno lasciato sul campo vari morti fra i contestatori e che hanno messo a soqquadro la città più importante della Turchia, il Governo di Assad ha risposto pan per focaccia a mesi di ingerenze turche negli affari interni del suo Paese.

Il ministro dell’informazione siriano, in un dispaccio del 2 giugno dell’agenzia di stampa di Stato “Sana”, ha salutato con gioia l’ondata di proteste che ha travolto la Turchia e ha invitato il primo ministro Erdogan a emigrare.

Tutto il comunicato sembra una enorme presa per il culo dell’Occidente. E di fatto lo è: perché ricalca perfettamente lo stile con cui la Nato, la Ue, gli Stati Uniti e i loro amichetti si permettono di giudicare quelli che non si adeguano alle loro richieste.

Con un comunicato successivo, poi, il governo siriano ha sottolineato l’ipocrisia di Erdogan, che da un lato continua a sostenere i ribelli siriani, “quando la realtà – scrive l’agenzia – è che ci sono gruppi armati di terroristi apostati in Siria, sostenuti e finanziati dal governo di Erdogan, dall’Occidente e dai paesi del Golfo”. Dall’altro lato, però, il premier turco descrive i dimostranti del suo Paese come “sabotatori” nati in seguito a “complotti interni ed esterni”.

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SIRIA: “Assad è saldo al potere”, dicono i servizi segreti tedeschi

23 Maggio 2013

di Andrea Pira per formiche.net

Il presidente siriano Bashar al Assad non sta per cadere, al contrario è stabile come mai lo era stato da lungo tempo. Il servizio d’informazione tedesco, il Bundesnachrichtendienst, ha capovolto il proprio giudizio sull’andamento della guerra civile in Siria, secondo quanto scrive lo Spiegel Online.

Il sito del settimanale riferisce il contenuto delle informative del capo del Bnd, Gerhard Schindler, durante colloqui, in teoria tenuti segreti, con politici selezionati. La scorsa estate lo stesso Schindler parlava del possibile collasso del governo di Assad entro l’inizio di quest’anno. Posizioni ripetute davanti a parlamentari ed esponenti del governo, così come sulla stampa.

All’epoca i servizi avevano informazioni sulle diserzioni tra le file di un esercito in condizioni sempre più precarie che ora non trovano più riscontro. Al contrario grafici e mappe del Bnd mostrano le vie di rifornimento riconquistate dall’esercito che ha nuovamente a disposizione carburante per carri armati e aerei. Le truppe di Assad stanno inoltre riguadagnando terreno rispetto ai ribelli che da due anni combattono per rovesciare il regime di Damasco.

continua su formiche.net

Siria: il terrorismo dei ribelli

17 Maggio 2013

Undici soldati fedeli al regime di Bashar al Assad sono stati giustiziati dai ribelli siriani. Un’esecuzione in piena regola: inginocchiati e bendati, sono stati uccisi tutti con un colpo alla nuca.

I responsabili sarebbero gli uomini del gruppo Jabhat al Nusra, una brigata che il presidente statunitense Obama ha già bollato come “organizzazione terroristica”, ma che continua a combattere al fianco della variegata formazione ribelle contro il Governo di Assad.

Questo è il video, visibile solo dopo autenticazione e a chi ha più di 18 anni.

Questa che riporto qui di seguito è invece il lancio Ansa relativo alla notizia. E’ tutto un “presunti”, “sedicenti”, e autenticità che “non può essere verificata”. Fanno benissimo, per carità. Quando la fonte della notizia non è certa è giusto usare sempre il condizionale ed essere cauti.

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