Posts Tagged ‘proteste’

Forconi

13 dicembre 2013

Non ci sarà nessuna rivoluzione. Non ci sarà tra un mese, tra un anno o tra dieci. La scorciatoia non arriverà. Perché una rivoluzione, quella vera, è il frutto di un lungo lavoro di penetrazione di idee differenti lungo l’arco di decenni. Voltaire iniziò a scrivere nel 1716 e morì senza aver visto la Rivoluzione che aveva contribuito a rendere cosciente. Qualcuno mi dirà che il rivoltoso che assaliva la Bastiglia nulla sapeva magari di Voltaire. È probabile, anzi, quasi certo. Ma ciononostante quel rivoluzionario aveva chiaro in mente che non voleva più essere parte del regime che assaliva. Ne voleva uno che fosse diverso, non voleva star meglio in quello che c’era.

Perché se è vero che la rivoluzione non è un pranzo di gala, è anche vero che non si improvvisa. Quando si improvvisa è una italica rivolta per il pane: quando cala il prezzo tutti se ne tornano a casa.

Fonte: Irradiazioni blog

Dissidenza

5 ottobre 2012

Oggi hanno arrestato Yoani Sanchez. E tutti i media del mondo si sono messi a urlare e protestare contro la mancanza di democrazia di Cuba e l’arresto a loro dire pretestuoso di una dissidente del regime dei Castro.

Nessuno invece fa caso ai dissidenti cubani arrestati negli Stati Uniti e in galera dal 1998.

Dissidenti sì, ma dal lato sbagliato. Infatti sono in galera (nelle democratiche celle americane) perché dagli Stati Uniti controllavano (e in pratica spiavano) le attività antigovernative dei cubani anticastristi residenti in Usa.

In pratica una versione segreta di quello che faceva la Sanchez, che denunciava le attività cubane, ma pubblicamente.

Questo perché molti cubani negli Stati Uniti partecipano ad azioni, anche violente, di eversione contro il governo castrista.

I cubani arrestati sono conosciuti in America come i Cuban Five (in Italia “I cinque di Miami”) e sono: Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Fernando González, Antonio Guerrero e René González. Quest’ultimo è l’unico che è stato finora rilasciato, a ottobre 2011.

Il processo che li ha condannati, sostanzialmente per spionaggio nei confronti del Governo americano, è giudicato molto dubbio dai più.

In patria i cinque sono considerati degli eroi e difensori della libertà di Cuba.

Ma per loro il mondo tace, non strepita. Forse perché non hanno una connessione con cui poter mandare i loro articoli a El Pais

La Libia liberata

13 settembre 2012

Ma Libia non era stata liberata dal terribile dittatore Gheddafi e adesso che aveva smesso di essere uno Stato canaglia non era diventata finalmente bella e democratica?

A quanto pare i “liberati” libici si sono rivoltati contro gli stessi “liberatori”. E ieri 12 settembre hanno attaccato l’ambasciata americana di Bengasi arrivando a uccidere persino l’ambasciatore Christopher Stevens e altre tre persone.

La prima versione ufficiale narrava di una protesta di massa scatenata da un film diretto da un regista israelo-americano, Sam Bacile, intitolato “L’innocenza dei musulmani”. Un’accozzaglia di immagini mal assemblate di propaganda anti islamica che insulta Maometto e gli islamici. “L’islam è un cancro”, ha detto al Wall Street Journal. “Il mio è un film politico, non religioso”, aggiunge dopo contraddicendosi.

Comunque, pare non sia andata proprio come ce la raccontano.

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Cosa succede in Siria/5

22 novembre 2011

Un mio amico e collega riporta questa preziosa testimonianza dalla Siria. Preziosa perché è frutto di chi – a differenza di molti giornalisti – lì ci è stato veramente e ha visto con i propri occhi gli accadimenti. Buona lettura.

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La pioggia sulla primavera araba (dal sito OnLyon)

Un conoscente, Franco B., mi scrive una mail dopo un mese di lavoro in Siria dandomi la sua testimonianza diretta di quello che sta accadendo. La riporto tutta in questo blog perché mi sembra molto interessante il parere di un italiano che ha potuto vedere la situazione da vicino.

Dopo due mesi autunnali di un caldo quasi estivo, è da ieri che piove ininterrottamente. Il paesaggio ha cambiato colore. Il poco verde, ripulito dalla patina di polvere che usualmente copre tutto, sembra diventato brillante mentre quello che normalmente è color oro, oggi è di un ocra intenso.

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Talking about the Revolution..

22 ottobre 2011

La strategia del bollitore

29 marzo 2011

La tattica di contenimento della polizia inglese per fare sbollire – o fare scoppiare – le manifestazioni di questi mesi.

di Edoardo Bergamin

Si chiama kettling, dal nome inglese del bollitore (kettle), perché al suo interno le persone si consumano poco a poco fino a raggiungere il loro punto d’evaporazione, quando stanche e annoiate non desiderano altro che tornare a casa. È la tattica adottata dalla polizia inglese per gestire e contenere le manifestazioni di strada, e ha qualcosa di simile alla recinzione del bestiame. È sufficiente sbarrare accessi e vie di fuga con cordoni umani, non disperdere le forze in singoli combattimenti, e attendere che freddo, fame e fatica facciano il grosso del lavoro. Dopo qualche ora anche i dimostranti più violenti perdono molte delle loro energie.

La prima volta che è stato adottato, il kettling è servito a disciplinare le proteste contro la riunione del WTO a Londra nel 1999, ma il metodo di contenimento ha fatto scuola e oggi episodi di contenimento durativo si contano anche in altri paesi (Germania, Francia, Canada e a Copenaghen durante la conferenza sul cambiamento climatico). Non se ne discute l’efficacia – anche preventiva, se come scrive l’Independent la paura di essere intrappolati allontanerebbe le famiglie dalle piazze – ma la legittimità.

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