Posts Tagged ‘letteratura’

Scrittori

9 febbraio 2017

La donna mi trattenne un momento per il braccio. Forse aveva capito chi ero e cosa facevo lì. Col tono di qualcuno che conferma un sospetto mi disse:

Lei è uno scrittore, non è vero?

Non so perché, ma mi sentii come un delinquente colto in flagrante.

“Sì, e lei è una puttana”, dissi.

Le due accuse si erano equilibrate e me ne andai.

Albert Sánchez Piñol – “Congo inferno verde”

Bukowski, l’Irregolare

3 maggio 2014

Francesco Maria Del Vigo intervista per il Giornale Roberto Alfatti Appetiti, che ha appena pubblicato il libro Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski (edizioni Bietti). Ne esce fuori un quadro dello scrittore americano fuori dai soliti canoni letterari.

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Era un irregolare puro.
“Non era uno che strillava contro il sistema con la speranza di essere cooptato. Anche quando diventa un vip, rimane comunque il solitario di un tempo e continua a denunciare l’ipocrisia della società letteraria, marcando la siderale distanza dai salotti che contano. Ed è una cosa rara, se non unica. Perché spesso gli irregolari sono tali solo a tempo determinato, nella misura in cui essere contro è utile per conquistare un posto al sole e godere di una rendita di posizione, fosse anche di finta opposizione. Bukowski, invece, non faceva desistenze neppure con chi poteva avere i suoi stessi nemici. Non ha fatto niente che potesse facilitarlo. Basti pensare al pacifismo: lui era contro la guerra ma non ha goduto dei vantaggi di cui avrebbe potuto avvantaggiarsi uno scrittore pacifista. Perché era anche contro i pacifisti e ci teneva a farlo sapere”.

E in Italia c’è stato qualcuno un po’ come lui, nel suo solco di intellettuale irregolare e rigorosamente disorganico?
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Charles Bukowski

10 marzo 2014

Moriva il 9 marzo di vent’anni fa uno dei più grandi scrittori del ‘900.

Ecco il problema di chi beve, pensai, versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare. Se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare. Se non succede nulla si beve per fare succedere qualcosa.

Henry Charles Bukowski

Scrivo ergo rum

31 luglio 2013

di Valerio Magrelli per la Repubblica

Secondo un antico detto taoista, «dopo averla bevuta, una coppa di vino può portare con sé cento strofe». L’assunto è presto detto: alcol e letteratura costituiscono un connubio tanto antico quanto geograficamente ampio. La loro sacra unione affonda nei millenni, per realizzarsi praticamente in ogni tipo di civiltà.

Ciò che cambia, è soltanto la forma assunta via via dallo spirito (con l’iniziale minuscola, per distinguerlo da quello di Hegel). Birra, distillati e vino, sono così evocati nei luoghi e nelle culture più diverse come preziosi, talvolta indispensabili alleati nell’esercizio della scrittura. Ma già dire “vino” solleva un problema.

Come possiamo infatti definire tale, almeno rispetto alle nostre abitudini, la potentissima salsa che i romani amavano diluire attentamente durante i loro sterminati banchetti? Cosa pensare, poi, delle infinite varietà di acquavite, estratte da tante piante nel corso dei secoli? E quanto alle coppe che circolano vorticosamente nelle quartine composte all’inizio del 1100 dal poeta persiano Omar Khayyam, che cosa avranno davvero contenuto? «Esser, non esser, salvezza, destino, / cielo, inferno e misteri… Ah parolai! / Con tutto il mio studiare io non trovai / che una cosa quaggiù profonda: il vino».

Insomma, evitiamo il rischio di smarrirci nell’immensa foresta delle varietà etilico-letterarie, dalla Scandinavia al Messico, dalla Grecia alla Cina, e riprendiamo il nodo della questione, costituito appunto dal quasi indissolubile legame tra versi, prosa e alcol. Il tema è di recente tornato alla ribalta grazie a due saggi apparsi sul mercato anglosassone e accolti con vivo interesse.

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