Posts Tagged ‘intervista’

Boncompagni

16 aprile 2017

E’ morto Gianni Boncompagni.

Io lo ricorderò per sempre come colui che ha realizzato questa pessima intervista a Rino Gaetano, in cui cerca di fare il bullo con il cantautore calabro-romano e ne rimane inevitabilmente umiliato dalle colte citazioni del cantautore stesso.

Inoltre l’affermazione riguardo la canzone “Gianna” che Rino Gaetano aveva appena portato a Sanremo, il cui testo “forse non vuol dire niente”, commenta da sé il livello intellettuale e culturale del presentatore.

Se vi volete rivedere la scena, eccola qui, dal minuto 5,20:

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La scuola italiana, il precariato e il ministro Giannini

30 giugno 2016

Circa un mese e mezzo fa (quasi due a dire la verità. Lo so, sto trascurando il blog ultimamente) c’è stata una rovente polemica fra il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e il “mondo della scuola”/”mondo del lavoro”.

Il motivo della contestazione da parte dei due mondi, risiede nelle seguenti dichiarazioni del ministro rilasciate in seguito a una intervista:

L’Italia paga un’impostazione eccessivamente teorica del sistema d’istruzione, legata alle nostre radici classiche. Sapere non significa necessariamente saper fare. Per formare persone altamente qualificate come il mercato richiede è necessario imprimere un’impronta più pratica all’istruzione italiana, svincolandola dai limiti che possono derivare da un’impostazione classica e troppo teorica.

L’istruzione italiana è però quasi sempre il motivo per il quale gli studenti italiani trapiantati all’estero eccellono rispetto ai propri coetanei stranieri.

Certamente non dobbiamo rinnegare le radici classiche del sistema italiano, è però necessario stare al passo coi tempi e colmare la lacuna che ci divide dai Paesi competitivi. Il mercato richiede la formazione di personale flessibile e un’impostazione troppo teorica del sistema italiano rischia di essere d’intralcio.

A proposito della flessibilità: tale concetto viene in Italia considerato equivalente a quello di precariato. Si può dunque affermare che la flessibilità non sia sinonimo di malessere?

Sì. Flessibilità deve voler dire dinamismo e mobilità del lavoro e delle persone, anche se spesso viene tristemente associato alla precarietà. Con le riforme vogliamo introdurre una flessibilità virtuosa sia sociale che professionale.

In seguito alle polemiche il ministro ha smentito e precisato alcune dichiarazioni e l’intervista alla fine è stata perfino cancellata dall’Huffington Post (e qui stendo un velo davvero pietoso, sulla presunta libertà editoriale e giornalistica di un quotidiano online che cancella un’intervista su – presumo – spinta del ministero…). L’accusa è più o meno quella che, con la scusa di riformare il sistema scolastico, il Governo voglia far accettare agli italiani la precarietà lavorativa.

Arrivando al punto: sarò controcorrente, ma secondo me il ministro ha ragione.

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Bruno Vespa VS Riina VS tutti

10 aprile 2016

Bruno Vespa ha ospitato e intervistato il figlio del boss mafioso Totò Riina nella sua trasmissione “Porta a porta”. A seguito del fatto (ma anche prima, a dir la verità) sono fioccate critiche e polemiche da ogni dove, soprattutto dal mondo della politica, ma anche dagli ambienti del giornalismo.

Lasciatemi dire la mia, molto modestamente e anche in ritardo.

Bruno Vespa ha fatto benissimo a intervistare Salvo Riina. Intervistare il figlio di uno dei più grandi boss della storia è un’occasione unica per un giornalista e per il giornalismo in generale.

Il problema però non è nel fatto se sia stato giusto o sbagliato realizzare la trasmissione. Il problema vero è che non c’è stata alcuna “intervista”, non ci sono state domande. Non domande “vere”, quantomeno.

Ecco, tutta la questione potrebbe essere riassunta perfettamente con le parole che Francesco Merlo ha scritto su Repubblica:

[…] E’ sovietica l’idea che la trasmissione dovesse essere bloccata e sostituita con una bella replica di Montalbano.

Da che mondo è mondo infatti il giornalismo intervista i cattivi, i malfattori, i malavitosi e racconta anche le mani insanguinate, i peggiori dittatori, i criminali più efferati. Certo, ci vuole la distanza che Vespa non ha, e bisogna fare le domande vere, incalzare, persino irridere. E senza bisogno di essere mafiologi. Ecco, regaliamo al collega Vespa qualche esempio, qualche frase diretta: «Ma perché fai lo scemo e fingi di non sapere cos’è la mafia»?

O ancora: «Quanti anni hai, dove hai vissuto sino adesso, non sai che tuo padre ordinava di sciogliere i corpi nell’acido?». Di più: «Ma non capisci il destino che hai davanti, non ti rendi conto che le malefatte di tuo papà condannano per sempre anche te? Perché non reagisci? Ma di quale bene parli?».

Hi-fi tipi

5 dicembre 2013

“[…] Gli stereotipi esistono perché in molti casi sono precisi, accurati e reali. E se qualcuno si sente attaccato, vuol dire che merita di accollarseli“.Dweezil Zappa – intervistato da Lettera 43

L’operatore di pace

4 dicembre 2012

Articolo di Robert Fisk pubblicato a pagina 10 dell’Independent il 6 dicembre 1993.

Il titolo è: “Il combattente anti-sovietico mette il suo esercito sulla strada della pace”.

Nell’occhiello c’è scritto: “L’uomo d’affari saudita che reclutava mujaheddin, ora li usa per un progetto su vasta scala in Sudan. Robert Fisk lo ha incontrato ad Almatig”.

Insomma, davvero un operatore di pace. Magari potrebbe vincere il Nobel. Ma di chi stiamo parlando?

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Il silenzio di Monti

28 maggio 2012

Segnalato da Marcello Foa, posto questo illuminante spezzone dell’intervista fatta da Corrado Formigli a Mario Monti, nella trasmissione Piazzapulita trasmessa su La7.

Il conduttore del programma fa una domanda abbastanza semplice, o meglio comune, che tanti in Italia vorrebbero fare a questi signori che ci governano: “Lei, a un suo figlio di vent’anni, laureato, che guadagna cinque euro l’ora in un call center, cosa gli direbbe? Vai via dall’Italia? O come lo convincerebbe a restare?”

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Che fine ha fatto Mauro Repetto?

22 aprile 2012

Conosciuto dalla maggior parte della gente come “il biondino degli 883” o come “quello che balla nel video di Nord Sud Ovest Est”.

Mauro Repetto è praticamente sparito del tutto dalla circolazione dal 1994, anno in cui ha lasciato gli 883. Che fine ha fatto? Dove è finito?

Su di lui – che in realtà oltre ad essere “quello che ballava accanto a Max Pezzali” era anche coautore di tutte le canzoni – sono circolate molte leggende. Ma adesso finalmente possiamo dire con certezza cosa fa e cosa ha fatto in tutti questi anni, quasi 20 ormai.

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Frattini e i giornalisti

4 aprile 2011

Ha fatto molto scalpore questa intervista fatta dal giornalista inglese Jeremy Paxman al ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.

Molti hanno trovato scandaloso Frattini, le sue risposte, la sua ignoranza su certe vicende, la sua difesa di Berlusconi.

Io in realtà, guardando questo video, ho pensato a ben altro.

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Che fine hanno fatto i bei cartoni di una volta?

2 marzo 2011

Uno dei più grandi anime/manga della storia: Rocky Joe

Intervista a “Yupa”*, un esperto di anime e manga.

Viaggio alla scoperta dei vecchi cartoni animati e di quelli nuovi. Cosa è cambiato? Come si è evoluto questo mondo?

In esclusiva per L’Irregolare.

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Negli Ottanta l’Italia è stata letteralmente invasa da anime provenienti dal Giappone, che nel Belpaese hanno anche avuto un enorme di successo. Questo afflusso è adesso rallentato. Cosa è successo? E’ terminata la produzione di qualità? C’è una diversificazione di produzione? O semplicemente è l’Italia che ne accoglie sempre di meno?

Intanto una precisazione: l’invasione degli anime in Italia era cominciata prima, negli anni Settanta, e un calo si ha già nella seconda metà degli anni Ottanta. Da metà anni Novanta l’afflusso riprende e tra alterne vicende arriva fino a oggi, tuttavia senza mai raggiungere le dimensioni precedenti.

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Intervista a Julian Assange

8 febbraio 2011

Riporto di seguito i link a una lunga intervista a Julian Assange, controversa figura associata all’organizzazione WikiLeaks, fatta da Francesco Piccinini di AgoraVox.

Nell’intervista Assange parla anche di Bill Keller, giornalista del New York Times che critica Assange e tende spesso a screditare le rivelazioni del sito Wikileaks. Avevo riportato uno stralcio di un suo articolo anche qualche giorno fa.

Fra i due, Assange e Keller, pare non scorra buon sangue. Che forse chiarisce il perché di tanto astio da parte del giornalista americano.

Cosa ti ha spinto ad andare verso il campo dell’informazione?

“Ho iniziato perché troppo spesso i giornalisti hanno rinunciato al loro ruolo di guidare il dibattito pubblico, sollevare delle tematiche, diventando semplicemente delle persone che lo seguono, piuttosto che guidarlo. Quello che abbiamo fatto noi di Wikileaks è, probabilmente, una cosa che nessun altro avrebbe mai fatto. I giornalisti non capiscono che hanno un potere che in pochi hanno: il poter guidare un dibattito”.