Posts Tagged ‘giornalisti’

Giornalismo scomodo – parte 2

6 novembre 2014

Un imprescindibile articolo del settimanale Chi sull’attuale ministro della Pubblica amministrazione. Nel sommario: “Il ministro si concede… una pausa di piacere”. E poi il titolo, pregno di significato: “Marianna Madia ci sa fare col gelato”.

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Il pluralismo dei giornali

4 novembre 2014

Un club, quello degli articoli 1 dei giornali, fatto in larga misura – non tutti, non è il caso di generalizzare, ma tanti sì – da gente che non lavora. Da signori con un’altissima opinione di sé, che fanno male o malissimo il loro dovere – quella roba lì che costa un sacco di fatica e sbattimento: cercare notizie – e considera i suoi rari e scadenti (e strapagati) prodotti, gentili concessioni ai lettori delle verità rivelate ai loro intelletti superiori. Che considerano dunque i soldi che ricevono sotto forma di stipendio, la dovuta tutela dell’esistenza di cotanto valore intellettuale per la nazione, che guai a ridurlo a una mera questione di paga per prestazione lavorativa. Il pluralismo “è”, e non può essere ridotto a una volgare questione di soldi.

Tratto da: Il pluralismo delle rendite (giornalistiche)

Ti piacciono i fiori? Vuoi fare il fiorista?

11 settembre 2014

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Geniale pagina del Centro di Pescara. In alto un articolo sul buon mercato di cui godono i vivai. “Fiori e piante d’Abruzzo, ecco un settore che tira”, titola il quotidiano regionale lodando l’aumento delle esportazioni del settore. Sotto, un pezzo di accompagnamento su come diventare vivaisti: “Una serra e tanta pratica”.

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Il particolare

Ma ecco che nell’angolo in basso a destra arriva però la mazzata finale. “A Pescara un’attività storica ha chiuso”: un piccolo riquadro sulla chiusura di un fioraio storico della città.

Segnalato dal segnalatore

Mezze verità

17 giugno 2014

La verità che emerge da una realtà appiattita è una mezza verità. E le mezze verità sono peggiori delle menzogne.

Massimo Fini intervistato da Linkiesta

La Libération dei giornali

10 febbraio 2014

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Questa qui sopra è stata la prima pagina di qualche giorno fa del quotidiano francese Libération.

Succede infatti che la proprietà del giornale, per fronteggiare la crisi delle vendite, voglia trasformare la sede di Libération in un centro culturale con set televisivo, studi radiofonici, un ristorante e un “incubatore di start up”. I giornalisti però protestano: “Noi siamo un giornale”, titolano a nove colonne.

Per quel che mi riguarda, siamo di fronte all’ennesima inutile autodifesa dei giornalisti, che si ostinano a comportarsi come se dovessere difendere un fortino dagli attacchi esterni.

Cari miei: i tempi cambiano e tutto si evolve. Se non vi sbrigate a capirlo, non ci sarà più nessun giornale da difendere. Perché nessuno vi chiede di fare anche i baristi e i registi, ma è nel diritto della proprietà il voler differenziare il proprio business (ché i giornali questo sono adesso: un business). Anzi, sarebbe proprio nel vostro interesse; solo così potrete fronteggiare la crisi economica dei quotidiani e continuare “liberamente” nel vostro lavoro.

Altrimenti, sarebbe proprio il caso che iniziaste a capire come si fa un Martini Dry.

La dignità di essere Free Lance

15 gennaio 2014

Ecco cosa vuol dire essere dei “lavoratori indipendenti” nell’ambito del giornalismo (cioè free lance) in Italia.

La liberté de la presse

13 gennaio 2014

Chi segue questo modesto blog, sa che non ho una buona opinione del giornalismo italiano, che giudico di bassa qualità. Tuttavia questo post è dedicato a tutti quelli che cianciano spesso di “libertà di stampa” in Italia, biascicando di “censura” e di “editoria corrotta dai gruppi industriali e dalla politica”, senza sapere che spesso (purtroppo) la situazione all’estero è la stessa. Se non peggiore a volte.

In Francia hanno beccato il Presidente della Repubblica francese François Hollande con l’amante, un’attrice di nome Julie Gayet. A fare lo scoop è stato Closer, un settimanale transalpino. La notizia ha fatto il giro del mondo, mentre in Francia i giornali l’hanno letteralmente taciuta, motivando la decisione con il “rispetto della privacy”.

Non solo: tramite il suo avvocato, la Gayet è riuscita anche a far rimuovere le immagini dello scandalo dal sito del magazine. Se non è censura questa…

Pensate cosa sarebbe successo in Italia o in Inghilterra, dove alla stampa nazionale piace un sacco sfruculiare nei letti dei politici. (more…)

Giornalismi/3

12 dicembre 2013

In tre righe di editoriale, Vittorio Feltri centra pienamente quello che è un grande male del giornalismo italiano: spesso si scrive quello che non si pensa.

E’ capitato che io stesso, rileggendomi qualche tempo dopo, a volte sia rimasto stupito da ciò che avevo scritto. E penso di non essere l’unico giornalista a cui è successo.

Il problema è che, seguendo più la convenienza che la logica, pieghiamo le nostre frasi all’esigenza intima di essere coerenti con la linea del giornale piuttosto che con la nostra coscienza della realtà.

Fonte: Il Giornale (clicca per leggere l’articolo)

Pigi Battista, giornalista molto amato e imparziale

27 Maggio 2013

Pierluigi Battista è uno dei più noti giornalisti italiani, affermato editorialista del Corriere della Sera.

Di lui non ho mai avuto una buona opinione. Penso che faccia parte di quella casta dei giornalisti di cui ho già parlato e ogni volta che lo leggo o lo sento parlare, mi viene da pensare che viva in un mondo tutto suo, scollegato dalla realtà.

Succede che qualche giorno fa i parlamentari del Movimento 5 Stelle lo accusano duramente sul blog di Beppe Grillo, dicendogli in pratica di essere in malafede e di scrivere il falso:

Come si può in questo Paese davvero credere nella professionalità e nell’imparzialità dei giornalisti se a due giorni dalle elezioni un noto editorialista del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, scrive menzogne sapendo probabilmente di mentire.

Battista aveva criticato aspramente in grillini perché secondo lui si occupano di questioni di poco conto come diaria, rimborsi e sciocchezze simili, mentre il Paese affonda. “Non fanno che parlare di «streaming» – scrive l’editorialista del Corriere – stanno sempre a discutere sul blog della casa, si controllano l’un l’altro con uno zelo sconosciuto persino nei vecchi partiti centralizzati, istruiscono processi a chi ha osato recarsi a una trasmissione tv sgradita al Capo, usano in forme maniacali la parola «rendicontazione»: non che la rendicontazione non sia importante ma non può nemmeno essere il principio e la fine di ogni interesse”.

Scontata quindi la risposta piccata dei parlamentari: (more…)

Scritte sui muri/5

10 Maggio 2013
Torino - via Aosta

Torino – via Aosta