Corruzione: l’inutilità di certe classifiche

E’ uscita l’ennesima classifica sui Paesi più corrotti del mondo e ne siamo usciti di nuovo con le ossa rotte. Secondo l’ultimo aggiornamento l’Italia si posiziona 61ª a livello mondiale nella classifica dei Paesi con il più basso grado di corruzione percepita, precedendo in Europa solo la Bulgaria.

La scala dei valori va da 0 a 100, dove 0 corrisponde al più alto grado di corruzione percepita e 100 è il più basso. Al top della classifica per l’anno 2015 troviamo come sempre i Paesi scandinavi: il meno inquinato dalla corruzione è la Danimarca (indice 91), seguita nell’ordine da Finlandia (90) e Svezia (89). Noi italiani abbiamo un grado pari a 44 punti.

Ora però voglio dire una cosa: queste classifiche lasciano il tempo che trovano. O quasi. Non voglio dire che siano inutili, ma certo hanno tutt’altro che valore statistico-scientifico.

Come spiega bene il Corriere, infatti, “l’indice di percezione è calcolato sulla base dei pareri raccolti ed elaborati (a livello internazionale) attraverso una media delle indicazioni fornite da 11 diverse istituzioni che «catturano» ciò che uomini d’affari ed esperti nazionali pensano, in base alla loro esperienza diretta, rispetto all’incidenza del malaffare nell’economia e nella gestione della cosa pubblica nei rispettivi Paesi”.

Per farla breve, quindi, sono solo opinioni! Non c’è niente di reale, niente di “statistico” direbbero gli scienziati.

Ci sono un paio di motivi per cui tendo a non dare alcun credito a questa classifica. Il primo è che noi italiani siamo sempre in prima fila a vedere il marcio dappertutto. Vero è che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Però è ugualmente vero che l’italiano medio è sempre pronto a vedere la corruzione anche dove non c’è, a pensare che i politici sono tutti corrotti, che i negozi pagano tutti il pizzo, che “se quella azienda ha ottenuto l’appalto e io no è perché io sono onesto e loro hanno pagato le tangenti”. Peccato che siano pensieri che – senza prove – lasciano il tempo che trovano. Anzi no, un effetto ce l’hanno: vanno a inficiare queste classifiche.

Lungi da me il voler minimizzare il fenomeno della corruzione in Italia, che c’è, è endemico e nessuno lo nega. Ma francamente non credo che sia così più alto che in Germania (hai presente lo scandalo Volkswagen?) o in Spagna o in Francia. Solo che magari loro sono più bravi a nasconderlo.

E qui arriviamo al secondo motivo.

Vivo ormai da due anni in Svezia, che in questa speciale classifica è terza. Bene: credete che qui in Scandinavia sia veramente così perfetto come dicono? Assolutamente no. La corruzione e il malaffare esistono anche qui, solo che  – differenza fondamentale con l’Italia – non sono percepiti dalla popolazione locale.

Lo svedese medio nasce e cresce nella convinzione che il proprio Paese sia perfetto, un posto in cui tutto funziona e non ci sono “spazi di manovra” (non come in Italia dove vige il “fatta la regola, trovato l’inghippo”). Ma non è assolutamente così. Vi faccio un esempio.

In Svezia il “nero” è comunemente considerato molto male dalla gente comune. “Perché io pago le tasse e tu no? Io pago le tasse anche per te e non va bene!”, è il pensiero generale. Perché in Svezia “siamo tutti uguali e tutti dobbiamo pagare le imposte”. Peccato che esista tutto un mondo sommerso che gli stessi svedesi ignorano.

Per questioni di lavoro mi trovo spesso a discorrere con immigrati che sono appena arrivati nel Paese e che in un modo o nell’altro cercano di sopravvivere. E mi raccontano cose ai limiti dell’umano, cose da far impallidire i raccoglitori di mandarini a Rosarno: gente che lavora in nero per 10 ore scaricando container per l’equivalente di 35 euro, oppure persone che si fanno 12 ore di lavoro in un ristorante, tutti i giorni senza pausa, per 900 euro al mese (che in Svezia non sono niente, visto il costo della vita).

Ho sentito varie storie di questo tipo e alcuni mi hanno anche raccontato di aver provato a denunciare la cosa, ma di non essere proprio stati presi in considerazione dalle autorità. Bella la Scandinavia, vero? Per questo tali classifiche sono a mio avviso prive di fondamento.

È pur vero tuttavia che, sempre come sottolinea il quotidiano di via Solferino, “la percezione avvertita da chi «se ne intende» è l’unico indice utilizzabile e paragonabile fra Stati, perché la corruzione è di per sé un fenomeno occulto e le legislazioni per la prevenzione e la repressione sono diverse da un paese all’altro. Se si guardassero soltanto le inchieste e i processi, inoltre, resterebbe fuori tutto ciò che investigatori e inquirenti non sono riusciti a dimostrare (il che non significa che non esiste) e quello che non emerge”.

Ma tutto ciò non rende questa classifica attendibile.

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3 Risposte to “Corruzione: l’inutilità di certe classifiche”

  1. Il Vetraio Says:

    Io percepisco che siamo nella merda fino al collo.
    (ma solo perché si sono dimenticati di toglierci lo sgabello da sotto ai piedi…)

  2. niarb Says:

    Se vuoi che ti dica che sono d’accordo con te, vieni sul mio blog e mettimi almeno 10 “mi piace” e 3 commenti. Oppure spediscimi una fetta di pizza. ;-)

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