L’inutilità dell’università italiana

Ieri sono entrato di nuovo in un’università per assistere ad alcune discussioni di laurea e ho avuto l’ennesima conferma di quello che già pensavo: nonostante l’Italia “vanti” una bassa percentuale di laureati rispetto alla media europea, sono comunque troppi coloro che riescono a completare gli studi. Dovrebbero essere molti di meno. Una buona parte è infatti formata da ignoranti e minus habens, capaci magari di studiare 10 ore al giorno una materia e poi di ripeterla, ma assolutamente privi di logica e capacità di ragionamento.

Per esempio.

La prima ragazza in piedi davanti alla commissione ripeteva così velocemente il discorso che aveva preparato da far capire dopo pochissimi secondi che aveva imparato a memoria tutto, proprio come si studia una poesia alle elementari.

Quando poi la relatrice della tesi le ha rivolto una domanda, lei è partita spedita parlando a velocità supersonica per un minuto (non sono neanche sicuro sia riuscita a riprendere fiato), rendendo evidente che anche la domanda era concordata e preparata in precedenza.

Quella di concordare la domanda tra relatore e laureando è una pratica tanto diffusa quanto sbagliata, a mio avviso. Va bene non essere troppo cattivi e non voler mettere in difficoltà lo studente, ma visto che il giovane dovrebbe aver svolto in prima persona la ricerca (la tesi), dovrebbe anche essere in grado di rispondere a una domandina al riguardo senza troppi indugi. Ma vabbé.

Quello che voglio dire, insomma, è che una discussione svolta come quella che ho descritto sopra non fa emergere le capacità di apprendere e ragionare che un laureando dovrebbe aver sviluppato all’università. Anche alle elementari, come dicevo, sono in grado di imparare le poesie a memoria.

Ma l’esempio peggiore l’ho avuto alcuni minuti dopo.

A un’altra studentessa, dopo aver ripetuto la pappardella preparata la notte prima, è stata fatta una domanda dalla relatrice. La ragazza parte in quarta rispondendo, ma dopo circa dieci secondi, due membri della commissione si mettono a ridere e la bloccano un po’ imbarazzati.

“No, senti, io ti avevo chiesto…”, dice impacciata la professoressa.

“Ah, non era questa?”, chiede la giovane, come caduta dalle nuvole.

Ecco: la laureanda in questione non è stata nemmeno in grado di ascoltare e capire la domanda. Nella sua testa la prima domanda concordata doveva essere un’altra e lei ha dato la risposta a un’altra domanda. Un po’ come nei cruciverboni in tv degli anni ’90 i concorrenti da casa davano le risposte giuste alle domande sbagliate…

Questa persona ieri si è laureata e oggi si prepara a inserirsi nel mondo del lavoro: e non è in grado di capire una domanda. E non mi parlate di “emozione” e “stress”, che dopo anni di università dovrebbe essere compito dello studente anche l’aver appreso come reggere la pressione.

Povera Italia.

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5 Risposte to “L’inutilità dell’università italiana”

  1. maxjan28 Says:

    Severo, ma giusto!

  2. savdini Says:

    “Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. (…) Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. (…) L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere. (…) Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone.”

    http://www.lintellettualedissidente.it/siamo-tutti-pericolo-lultima-intervista-di-pier-paolo-pasolini/

  3. cekketto Says:

    L’altro giorno nella stessa università ho visto in giro gente con la coccia di cavallo…
    E aggiungo che la qualità del greggiume non era elevatissima….ma allora!!!! Possibile che dopo anni di corsi di laurea non ci sia nessuno che insegni come realmente si entra nel mondo del lavoro??? Ne vogliamo parlare?

  4. Simone Canepa Says:

    Ovvia, mi pare che all’estero sia cosi’, se non peggio, non mi sembra che nel Nord Europa, dove non si fanno “dimostrazioni” né “domande di ragionament” a scuola, esista tutto questo spirito critico

    • irregolare Says:

      Non capisco cosa c’entri. Io parlo della situazione italiana, in assoluto, non della situazione italiana “relativamente” agli altri Paesi. Che l’università e la scuola italiane non siano peggiori di tante altre ben più rinomate, sono il primo a dirlo. Ma dire che è buona solo perché ne esistono di ben peggiori, non mi sembra molto costruttivo.

      Sarebbe come dire che un ladro di portafogli è una brava persona perché in giro ci sono anche un sacco di assassini. E’ chiaro che ci uccide è peggio di un ladro, ma questo non fa del ladro una brava persona in ogni caso.

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