Giornalismo, sicurezza e libertà

Qual è il confine tra il diritto di un giornalista a dare le notizie e l’obbligo a non mettere in pericolo qualcuno rivelando attività segrete di governo?

Ne hanno parlato in un convegno alcuni giornalisti autorevoli prendendo spunto dallo scandalo “Datagate”, la vicenda che ha coinvolto Edward Snowden, l’ex funzionario della Nsa che ha svelato molte attività moralmente e legalmente discutibili dei servizi segreti americani.

Repubblica ha riportato uno stralcio di cosa si sono detti i professionisti dell’informazione. Molto interessante e condivisibile è quello che ha detto Sylvie Kauffmann, direttore editoriale di Le Monde:

Le spie hanno segreti e i giornalisti li rivelano: tutto qui. Ci sono dei limiti a quanto si può rivelare, ma facciamo due mestieri diversi e servono entrambi a una democrazia. Tutte le rivelazioni che Le Monde ha fatto in passato in Francia, dal caso Rainbow Warrior alle intercettazioni di Mitterrand a quelle di Sarkozy, hanno inizialmente suscitato critiche, ma sono poi risultate utili. Era giusto pubblicare le rivelazioni di Wikileaks e ora quelle di Snowden? Rispondo senza esitazione di sì. Anche per Wikileaks all’inizio ci hanno detto che avremmo messo in pericolo vite, compromesso operazioni anti-terrorismo, ma niente del genere è poi avvenuto, altrimenti ce lo avrebbero rinfacciato. E le dimensioni del Datagate sono tali da sollevare dei dubbi sulla sua legalità. Come minimo, ci hanno indotto ad aprire una discussione anche più ampia, su Big Data, l’enorme ammontare delle informazioni che sono controllate dai giganti del web.

A mio modesto avviso, comunque, un giornalista-giornalista non può che essere totalmente d’accordo con quanto dice Michael Parks, ex direttore del Los Angeles Times:

La mia regola, come direttore di giornale, è che io non lavoro per difendere i servizi segreti, non lavoro per difendere il mio governo, lavoro per difendere il popolo americano. Questo è quello che deve fare un giornalista.

Non è perfettamente chiaro cosa intendesse Parks (estrapolata così, la frase può essere ambigua). Ma ciò che è certo è che se ogni giornalista italiano si attenesse alla regola del “fare gli interessi dei cittadini”, la stampa nostrana ne gioverebbe parecchio.

Fonte: Repubblica.it

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