Quando le armi chimiche erano “buone” (e italiane)

di Valerio Pierantozzi per East Journal

“Mentre Washington medita se bombardare o meno Damasco a causa dell’uso di non identificati agenti tossici in Siria, alcuni documenti declassificati dalla Cia rivelano che 25 anni fa gli Stati Uniti hanno concesso a Saddam Hussein di usare senza pietà gas chimici letali nella guerra contro l’Iran”.

La rivelazione, ripresa da Russia Today, è stata fatta dall’importante rivista statunitense di geopolitica Foreign Policy.
Ma non solo contro l’Iran, afferma il magazine fondato da Samuel Huntington, Saddam usò le armi chimiche anche contro le popolazioni curde. Tutto questo, come detto, con la consapevolezza e il tacito benestare degli Usa, nonostante ufficialmente l’Iraq di Saddam fosse considerato anche all’epoca uno Stato canaglia. “Ma la politica dell’amministrazione Reagan durante gli anni ’80 era di accertarsi che l’Iraq avesse potuto vincere la guerra”.

Il coinvolgimento italiano

Ma non finisce qui, ecco che arriva il botto: Foreign Policy rivela anche che l’industria militare irachena non era ovviamente in grado di produrre armi chimiche da sola, ma che per realizzarle dipendeva pesantemente da materiale straniero. E tra i Paesi coinvolti si cita esplicitamente l’Italia come una delle fonti di queste “speciali forniture”:

«Iraq was about to buy equipment from Italy to help speed up production of chemical-packed artillery rounds and bombs; and that Iraq could also use nerve agents on Iranian troops and possibly civilians»

E pensare che proprio qualche giorno fa il segretario di Stato americano John Kerry, riguardo l’utilizzo di gas letali in guerra, ha dichiarato: “L’uso di queste armi, come il tentativo di coprirne il ricorso, offende tutta l’umanità“. E come dargli torto?

E ora la Siria

Intanto in Siria continuano a spirare venti di guerra. Usa e Gran Bretagna continuano a soffiare sul fuoco. La Russia ha parlato di conseguenze “estremamente gravi” in caso di intervento in Siria. Il tutto per un attacco chimico che avrebbe effettuato il leader Bashar al Assad nei sobborghi di Damasco il 21 agosto contro i ribelli, ma su cui molti analisti internazionali esprimono seri dubbi.

Ma la stampa occidentale è pronta con la solita campagna di odio e fango, come già visto innumerevoli volte nel recente passato. La stampa di quegli stessi Paesi che hanno assolto l’uso di armi chimiche quando era fatto a fin di “bene”.

Fonte: EastJournal

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