Biolè, Grillo, il partito che non c’è e la “catartica turnazione”

Fabrizio Biolè, consigliere regionale piemontese eletto con il MoVimento 5 Stelle, è stato espulso dal partito. Anzi, per la precisione gli è stato interdetto di usare il simbolo del movimento per la sua attività politica. Ma se già sul provvedimento c’è qualche diatriba, figuriamoci sulle cause.

Ufficialmente Biolè è stato cacciato con la motivazione di aver già accumulato due precedenti mandati come consigliere comunale di Gaiola (586 abitanti in provincia di Cuneo). In realtà la scusa appare ben poco credibile e sono in molti a pensare che dietro si nascondano le accuse che Biolè ha fatto recentemente a Grillo di sessismo, in merito a una battuta poco felice del comico sul consigliere comunale di Bologna Federica Salsi. Anche perché le tempistiche delle azioni appaiono quantomeno sospette.

Ma l’ipotesi è stata seccamente smentita dal movimento.

Davide Bono, consigliere regionale e capogruppo 5 Stelle, ha scritto un comunicato in cui conferma la causa dell’allontanamento di Biolè nei suoi due precedenti mandati. Si auspica poi che il collega faccia la scelta giusta “per sé e per il MoVimento. Cioè dare adito ad una catartica turnazione di metà mandato (scrive davvero così, giuro. Ndr), facendo subentrare il primo dei non eletti”.

Comunque sul Web in molti si sono schierati al fianco del “dissidente” Biolè. D’altronde del suo doppio mandato si sapeva già nel 2010, ma nel suo caso era stata fatta una deroga eccezionale. All’epoca, spiega Bono, “si chiuse un occhio a livello di MoVimento Piemonte per impossibilità a reperire altri candidati nella provincia di Cuneo. Nessuno si immaginava che sarebbero stati eletti due consiglieri: con il senno di poi, sicuramente avremmo fatto diversamente”.

Una spiegazione che forse peggiora ancora di più la situazione. Cosa pensare infatti di un partito che non si vuol far chiamare tale, ma che candida gli incandidabili (per le regole interne) solo perché non ci sono alternative? Lo scopo allora qual era? Quello di sfruttare l’immagine di Biolè nel cuneese per raccogliere voti, agendo come il più classico dei partiti della prima e seconda repubblica?

Sia chiaro, non ce l’abbiamo coi militanti del MoVimento che in molti casi agiscono in buonafede e con spassionato amore nei confronti della cosa pubblica.

Ma in questo caso, delle due l’una: o nel MoVimento 5 Stelle non c’è libertà di opinione e chi prova a criticare il capo viene automaticamente cacciato; oppure non si è innovato nulla, agendo esattamente come il Pdl e il “Pdmenoelle”, per usare il vocabolario grillino.

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