Quando l’onorevole pesta la merda

Succede che ieri, 16 ottobre, durante un intervento alla Camera il deputato dell’Idv Franco Barbato fa una dichiarazione molto dura in aula:

I vari Formigoni e Scopelliti io li farei ritornare in campo, ma in un campo di concentramento!

Parole molto forti, probabilmente fuori luogo e che esprimono un concetto che poteva tranquillamente essere detto in altri modi, forse più consoni per un Parlamento.

Una gaffe. Forse di più: una figura di merda colossale. Purtroppo però l’Italia (e non solo, in questi casi) è piena di persone pronte a fare la voce grossa per una battuta, salvo poi non battere ciglio quando succedono cose ben peggiori. E scoppia così un vero putiferio.

Tanto più che, oltre al fatto che molti hanno giudicato le parole offensive nei confronti di chi nei campi di concentramento ci è stato davvero, ieri era anche l’anniversario (1943) della deportazione di un migliaio di ebrei romani.

Scatta allora la saga delle scuse. E l’onorevole inizia un frenetico twitting di precisazioni, contro-accuse, retromarce e giustificazioni.

Eccole:

Dopo tutto questo, mi viene naturale fare due considerazioni.

La prima è che Barbato in questa super voglia di farsi perdonare la gaffe semantico-semitica, fa proprio la figura del debuttante a un Gran Galà che a pochi passi dall’ingresso pesta una merda e cerca velocemente di pulirsi prima di entrare nel salone, attirando ancora di più l’attenzione su di sé.

La seconda più che una considerazione, è una domanda: ricordando che si vedono e sentono cose ben peggiori in Parlamento, come mai questa frase di Barbato – senz’altro brutta e censurabile – ha provocato tutto questo casino?

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