Cosa succede in Siria/11

La situazione fra Siria e Turchia si fa sempre più tesa.

L’esercito siriano continua a lanciare bombe in territorio turco e il G0verno di Erdogan minaccia l’intervento militare per spazzare via Assad. Intervento turco che potrebbe portare in dote con sé anche l’esercito della Nato, a causa della clausola secondo cui quando un membro della Nato viene attaccato da uno Stato estero, anche gli altri membri devono intervenire in favore di questo.

Ma perché allora Assad si comporterebbe così?

Ecco, forse sarebbe il caso che vi faceste questa domanda la prossima volta che guardate un telegiornale.

La domanda che va fatta in situazioni del genere è sempre la stessa: cui prodest?

Perché in realtà non è affatto chiaro da che fonte arrivino le bombe siriane. Lo afferma persino il New York Times:

It was unclear if the mortar that struck Turkey was fired by government forces or by rebels fighting to oust the government of Mr. Assad, but Turkey believed it came from a government position, Turkish analysts said.

Quindi: cui prodest? A chi converrebbe un intervento turco?

Ad Assad, che si troverebbe contro (in una guerra – civile – che sta vincendo) quello che numericamente è il secondo esercito della Nato e il nono a livello mondiale?

Oppure ai ribelli, che stretti in un angolo dall’esercito regolare siriano avrebbero così nuove chances di vittoria?

E’ invece chiaro il motivo per cui alla Turchia piacerebbe molto avere la possibilità di intervenire negli affari interni dei suoi vicini, lanciata com’è nella sua politica neo-ottomana di supremazia regionale (sfidando anche i diretti concorrenti iraniani).

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3 Risposte to “Cosa succede in Siria/11”

  1. Catone il censurato Says:

    vai benetti!!!!

  2. Catone il censurato Says:

    ma se lo stesso assad ha chiesto scusa agli amici ottomani!!! sei un prezzolato del regime!!!!

    • irregolare Says:

      Infatti volevo fare anche una doverosa aggiunta, ovvero che qualche scambio di mortaio c’è stato davvero. Come testimoniano appunto le scuse inviate dalla Siria alla Turchia. Ma è la reiterazione di questi lanci che desta perplessità.

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