Siria: “Pronti per farvi sparare?”

“Ecco cosa succede nella Siria dei ribelli”.

È l’amaro commento che fa Alex Thomson, giornalista della televisione britannica Channel 4. Inviato nel paese mediorientale, si trova a fronteggiare una situazione davvero incredibile. Nella “terra di nessuno” dove è facile prendersi un proiettile vagante e anche gli operatori Onu pensano prima di tutto a salvarsi la pelle, per andare in giro bisogna stringere accordi con i capi di turno.

Thomson si reca in una zona controllata dai ribelli. Si rivelano irritanti e ostili. Ma il tempo passa e giunge l’ora di tornare alla base. Il giornalista e il suo autista vogliono giustamente fare la strada inversa. Ai check point si ricorderanno di loro e della loro macchina e non faranno problemi a farli passare di nuovo, pensano.

“PRONTI PER FARVI SPARARE?”

Ma qui avviene qualcosa di strano. “All’improvviso quattro uomini in una macchina nera ci fanno cenno di seguirli”, racconta. “Ci portano in un’altra strada”. La macchina viene a un tratto colpita da una pallottola e l’autista cerca riparo in una strada che però è senza uscita. L’unica opportunità è fare marcia indietro, tornare nella strada principale e fare il percorso inverso.

Ma cosa è accaduto dunque? “Sono abbastanza sicuro – afferma Thomson – che i ribelli ci abbiano portato deliberatamente qui per farci sparare dall’esercito siriano. Dei giornalisti morti rappresentano un brutta pubblicità per il governo di Damasco”.

L’episodio che descrive Thomson non è stato “unico” nel suo genere. Dopo aver raccontato la storia infatti, il giornalista inglese ha ricevuto alcune testimonianze di colleghi che hanno vissuto la medesima esperienza.

“In una guerra – conclude Thomson – dove si tagliano le gole ai bambini fino alla spina dorsale, che problema può esserci nel mandare una macchina piena di giornalisti in una ‘killing zone’? Non c’è niente di personale”.

 

Qui la storia completa

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