La nuova Triplice alleanza

Ovvero: quando Ong, Stati Uniti e multinazionali fanno la stessa politica.

di Kaspar Hauser per L’Irregolare

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Masturbazione e vandalismo. Con queste accuse è stato arrestato il co-fondatore della Ong americana Invisible children, Jason Russel, reo di aver esibito in pubblico le sue pudenda in pieno stato erettivo. Pare che con le stesse abbia brutalizzato un’auto in sosta.

Costumi forse appresi durante i viaggi in Africa che Russel compì nel 2003 prima di fondare, con Bobby Bailey e Laren Poole, la suddetta Ong. Come buona parte delle organizzazioni non governative, anche Invisible children si distingue per una filantropica e meritoria intenzione: sensibilizzare l’opinione pubblica sul reclutamento, da parte delle milizie africane, di bambini soldato. Ma di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno. Così il recente documentario, prodotto dallo stesso Russel, in cui si indica in Joseph Kony un pericoloso terrorista alla stregua di Osama bin Laden, sfiora il ridicolo. E il tragico.

Joseph Kony è il leader dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lra), ricercato numero uno dal governo ugandese, cominciò la sua carriera nel 1986 cavalcando il conflitto scoppiato nel nord dell’Uganda – a maggioranza acholi – dal risentimento della popolazione per la salita al potere di Yoweri Museveni che ottenne la presidenza combattendo, città per città, in quel caos che era l’Africa post-coloniale e commettendo crimini e nefandezze contro l’etnia acholi. È da questo contesto che nasce l’Lra di Joseph Kony, che ha dato alla sua guerra una valenza messianica di matrice cristiano-fondamentalista. Scacciato dai territori ugandesi, l’Lra ha cominciato a muoversi in quella terra di nessuno che è l’Africa centrale dedicandosi ad attività predatorie, al traffico di stupefacenti e di armi, al controllo delle risorse minerarie che vengono poi trafficate oltreconfine. Alle iniziali motivazioni politiche si sono sostituite quelle criminali: una tipica parabola del ribellismo africano. Kony, dunque, è uno dei tanti.

Oggi il suo esercito consta di circa 200 uomini mentre, secondo il report dell’Unodc del 2011, sono ben 23mila i miliziani in circolazione nella regione dei Grandi Laghi. Gruppi armati di tutto punto, finanziati dall’estero, dediti al traffico di coltan, cassirite, oro, legname, avorio, che (sempre secondo l’Unodc) operano di concerto con l’esercito regolare congolese e le potenze regionali: Ruanda, Burundi, Uganda, Sud Sudan. Questi Paesi ricevono le risorse contrabbandate e le immettono nel mercato regolare arricchendo un’interminabile filiera di militari e politici. Tutti questi gruppi “ribelli” arruolano bambini soldato. Tutti questi gruppi praticano lo stupro di massa. Tutti questi gruppi riducono in schiavitù le popolazioni locali costringendole a lavorare nelle miniere. Ma con chi se la prende quel pisellino di Russel? Con Joseph Kony. Perché?

Il 14 ottobre scorso il presidente statunitense Barack Obama ha firmato un accordo con il presidente ugandese Museveni che prevede l’invio di soldati delle Forze speciali finalizzato alla cattura (o all’uccisione) di Joseph Kony. Secondo Pepe Escobar, giornalista di Asia Times, si tratta di uno “scambio di favori”: in ballo c’è la stabilizzazione dell’area e lo sfruttamento delle risorse. Un oleodotto a stelle e strisce, persino, che dall’Uganda raggiungerà il Kenya. Ma l’Uganda deve prima “pacificare” l’area (anche al di fuori dei confini nazionali) per poi mettere mano sui giacimenti del lago Albert o meglio, consentire alle multinazionali americane di fare prospezioni, lottizzare, comprare e vendere concessioni e infine estrarre petrolio.

Petrolio che arriverà in Kenya, vicino al confine somalo. Troppo vicino. E da quella parti a dettare legge sono quelli di Al-Shabaab (terroristi, ormai, non solo più per gli Usa ma anche per la popolazione locale). E chi c’è a combattere contro Al-Shabaab? Ma l’esercito ugandese, ovvio, su mandato di Washington. Lo stesso esercito che usò Joseph Kony come scusa per occupare il Congo nord-orientale durante l’ultima guerra del Congo (1998-2003) e – lungi dal dare la caccia al famigerato criminale – sfruttarne le risorse minerarie.

La campagna di quei poveretti affetti da priapismo sembra dunque servire allo scopo governativo. C’è chi, senza mezzi termini, sostiene che dietro alla campagna Stop Kony ci siano lobby americane che vogliono influenzare la politica estera di Obama in Africa.

Apparirà dunque chiaro, a chiunque legga questo articoletto senz’arte, la strana coincidenza tra la campagna governativa e quella non-governativa. Che molte Ong siano al servizio degli interessi neocolonialisti delle potenze occidentali è ormai un segreto di Pulcinella. Masturbazione e vandalismo. Già. Grazie alle Ong alcuni Stati possono giocherellare con il loro fallo bellicoso brutalizzando Paesi del Terzo mondo. Paesi in sosta, bloccati nel loro sviluppo economico e sociale da fattori endogeni ed esogeni.

No, non è tutta colpa dell’occidente se in Africa centrale da vent’anni si scannano coi machete. Ma certo i filantropi gli hanno dato una mano.

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