Cosa succede in Siria/8

Un illuminante articolo di Marinella Correggia che spiega molto bene come si fa informazione (sbagliata) sulle vicende siriane.

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di Marinella Correggia

Come è successo per la Libia pochi mesi prima, in Siria media occidentali e arabi ma anche organismi onusiani e Ong diffondono come oro colato i dati e i video preparati dai soli oppositori,, a servizio di una narrazione a senso unico: “un intero popolo di vittime civili e disarmate dell’efferata repressione del regime”. Il 28 febbraio titola la Reuters (http://www.reuters.com/article/2012/02/28/syria-idUSL5E8DRAQZ20120228): “Le forze di sicurezza siriane hanno ucciso oltre .7500 civili dall’inizio della rivolta, dichiara un funzionario Onu”. In realtà, Lynn Pascoe, sottosegretaria onusiana agli affari politici, non ha specificato chi abbia ucciso chi. E lascia anche indeterminata la fonte, i soliti  ‘rapporti credibili’. Stilati però da oppositori e da media chiaramente schierati, come quelli che a Homs erano embedded con gli armati. Le contraddizioni  nella narrazione sono molte e si notano perfino senza essere stati in loco.

Lo storico Tucidide fu il primo ad attirare l’attenzione sulla necessità di controllare le  fonti. I media anglosassoni oggi se la cavano riportando come vero tutto, con la frasetta “non possiamo verificare in modo indipendente”. I media non anglosassoni omettono anche la frasetta.

Tanto sangue siriano: di chi, e da chi versato? Un’inchiesta

Sharmine Narwani ha studiato le “liste dei morti” (dei feriti non si parla) ponendosi varie domande (in “Questioning the Syrian “Casualty List”, su http://english.al-akhbar.com/content/questioning-syrian-%E2%80%9Ccasualty-list%E2%80%9D). Premettendo che il governo stesso ha ammesso errori e violenze nei primi mesi della protesta, Narwani si chiede come fanno i vari “attivisti” (dell’opposizione) che sono la fonte dei media e dell’Onu a verificare ogni giorno le morti, nel bel mezzo di un conflitto?

E poi i morti, sono stati colpiti deliberatamente? E, si chiede Narwani, “sono tutti civili? E sono civili anti o pro regime? E nelle liste sono compresi i quasi duemila morti delle forze dell’ordine? Poiché nella conta quotidiana ultimamente appaiono due categorie: civili, e forze dell’ordine, dove sono gli uccisi fra gli armati? Vengono forse assimilati ai civili?”. E’ probabile e succedeva nel caso libico. Dopo che l’Ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani le ha comunicato di non poter fare il controllo dei nomi che vengono forniti all’ufficio stesso dalle “fonti”, Sharmine Narwani ha trovato che in una lista nominativa di “vittime della repressione” ci sono i nomi dei palestinesi uccisi da Israele sulle alture del Golan il 15 maggio 2011. E anche di noti esponenti pro-regime.

Oltre al famoso Osservatorio siriano per i diritti umani basato in Gran Bretagna e che ha due teste in lotta fra loro, un’altra fonte dei media e dell’Onu sono i Comitati di coordinamento locale, che nutrono con le loro cifre il Centro di documentazione sulle violazioni (Vdc). La statistica del Vdc entrata nell’ultimo rapporto dell’Onu, di pochi giorni fa, parla di “6.399 civili e 1.680 disertori uccisi” fra il 15 marzo 2011 e il 15 febbraio 2012. Insomma: tutti i membri delle forze di sicurezza uccisi erano disertori? Nessun soldato, per il Vdc, è stato ucciso dall’opposizione armata, tranne quelli passati contro il regime, che verrebbero trucidati dai commilitoni? Questo si scontra con il rapporto (occultato) degli osservatori della Lega Araba (http://tunisitri.wordpress.com/2012/01/30/le-rapport-de-la-mission-des-observateurs-arabes-en-syrie/#more-4548/) che hanno testimoniato di atti di violenza da parte dell’opposizione armata contro civili e militari. Lunghe liste di “vittime del terrorismo” sono diffuse con aggiornamenti giornalieri ovviamente ignorati dai media.  Inoltre l’esercito non avrebbe potuto mantenersi così coeso se avesse passato per le armi tanti suoi membri. Il governo dà ampia pubblicità ai nomi e all’origine dei soldati uccisi e ne trasmette i funerali. L’opposizione invece non fornisce i nomi dei presunti disertori che elenca fra le vittime. Fra le prime vittime militari, nove soldati su un bus attaccato già il 10 aprile 2011 verso Tartous. Presunti “testimoni” citati dai media li indicavano come disertori uccisi per aver rifiutato di sparare sui dimostranti. Ma un sopravvissuto ha negato recisamente (http://www.joshualandis.com/blog/?p=9115).

L’articolo di Marinella Correggia continua qui

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