Usa, Iran e il complotto anti-saudita

Ottimo articolo di Nima Baheli per Limes.

RES PERSICA. Dietro al presunto e sventato attentato all’ambasciatore saudita in Usa c’è la volontà di Al Qods di creare centrali operative nelle Americhe per effettuare ritorsioni nel caso di un attacco a Teheran. Il nucleare e il futuro dell’Iraq rientrano nella partita con Washington.

Lunedì 24 ottobre, dopo pochi minuti di seduta, Mansoor Arbabsiar, cittadino irano-statunitense di 56 anni, si è dichiarato “non colpevole” di fronte alla Corte distrettuale di Manhattan. Il giudice John F. Keenan ha quindi fissato per il 21 dicembre la prossima udienza.

 

Arbabsiar è accusato di aver contattato il cartello messicano degli Zetas per commissionare l’uccisione dell’ambasciatore saudita Adel al-Jubeir in un ristorante di Washington. L’atto d’accusa di 21 pagine riporta come Arbabsiar abbia versato un acconto di 100 mila dollari al cartello e di come il 20 settembre il “contatto” messicano, in realtà un informatore della Drug enforcement agency (Dea), gli abbia chiesto di versare la metà dei 1,5 milioni di dollari pattuiti o, in alternativa, di recarsi in Messico a garanzia del pagamento finale.

 

Arbabsiar aveva optato per la seconda opzione volando in Messico, ma avendogli le autorità locali rifiutato l’ingresso, il 29 veniva arrestato all’aeroporto John F. Kennedy di New York. Dopo giorni di interrogatori avrebbe confessato di essere stato “reclutato, finanziato e diretto da uomini” che lui reputava essere alti funzionari della unità Al Qods (Gerusalemme secondo l’etimo arabo), un corpo speciale delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc).

 

Avrebbe inoltre incontrato più volte Gholam Shakuri, un alto ufficiale di Al Qods che avrebbe approvato il piano di assassinio. Durante la detenzione, il 5 ottobre, avrebbe chiamato il proprio contatto sentendosi rispondere “di sbrigarsi a fare quello che doveva fare”. La reazione piccata delle autorità iraniane a questa ricostruzione non si è fatta attendere.

 

Il presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani, ha definito le accuse del dipartimento di Giustizia americano “affermazioni a buon mercato” finalizzate a “coprire i propri problemi finanziari”, mentre la Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, dopo aver sottolineato come la “strada per il successo consiste nel non ritirarsi mai di fronte al nemico, neanche di un passo”, ha ribadito che “popoli di almeno 80 nazioni hanno espresso il proprio sostegno al movimento Occupy Wall Street, e questo è molto spiacevole e difficile da accettare da parte dei funzionari americani”.

 

Di verso contrario le reazioni dei sostenitori del presidente Ahmadinejad, con il ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi che si è detto disposto ad esaminare attentamente le prove degli Stati Uniti e a condurre un’indagine “seria e paziente”. Ma perché mai le autorità iraniane avrebbero dovuto affidare un compito così sensibile a un venditore di auto usate di Corpus Christi soprannominato dagli amici “Jack” in onore della sua spiccata e poco islamica predilezione per il Jack Daniel’s Tennessee Whiskey?

continua qui

Tag: , , , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: