“E il naufragar m’è dolce in questo bar…” (GDM)

Un libro che spiega quanto sia bello perdersi in vacanza. Perché non sempre i “viaggi organizzati” sono il meglio.

Dice Dario Olivero sul suo blog di Repubblica.it:

[…] c’è un libro che insegna in modo quasi scientifico i vantaggi del perdersi. Anzi, insegna come perdersi e come guadagnare in moneta forse un po’ diversa, sicuramente fuori corso, quello che si rimette intraprendendo un viaggio calcolato nei minimi dettagli. Si intitola Perdersi m’è dolce, lo hanno scritto Kathrin Passig e Aleks Scholz ed è uno di quei rari e preziosi tentativi di catalogare l’impossibile.

E  poi spiega:

Ovviamente il perdersi di cui parlano gli autori non è il perdersi ansiogeno in situazioni estreme, è il perdersi di chi consapevolmente decide che forse no, non vale la pena metterci il minor tempo possibile per percorrere il tratto tra A e B. E forse no, non è detta che il viaggio debba essere lineare. D’altro canto, come ricordano gli autori, Omero non avrebbe avuto un granché da raccontare se Ulisse avesse scelto la via più breve verso casa.

Kathrin Passig e Aleks Scholz, Perdersi m’è dolce, 222 pagine, 14,50 euro

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