Gocce di libertà spirituale applicate alla crisi economica mondiale: nuove figure professionali

Un giovane lettore del blog, Damiano Andrea Manocchia (anche detto Damiano o Pannocchia) mi ha scritto dicendo che la giovane Gabriela Jacomella lo ha in realtà plagiato (vedi post precedente), ispirandosi a un suo scritto su Facebook. Riporto qui di seguito la sua testimonianza, che è molto interessante.

Buona lettura!

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Gocce di libertà spirituale applicate alla crisi economica mondiale: nuove figure professionali

A gentil richiesta di Armando e di qualche bramoso lettore di storielle di poco conto, per la gioia di chi si sente il cuore pesante davanti alle mail più lunghe di 5 righe, sinniori e sinniore, ecco il quarto capitolo (pubblico) del mio diario australiano. Il tema che tratterò quest’oggi è il lavoro, o meglio la disoccupazione (termine più consono ai tempi che stiamo passando).

Molti di voi conosceranno già la mia carriera professionale e non vi tedierò con un copia-incolla del mio CV. Non vi preoccupate. Mi limiterò a raccontare la quotidianità: il connubio (non)lavoro-Australia. Una sola premessa prima di entrare nel merito della cronaca: la classificazione dei lavoratori.

A mio avviso (e forse anche per qualche teorico di sociologia del lavoro) il mondo si divide in due grandi categorie:

1- chi non può’ fare a meno di lavorare (i milanesi, i bergamaschi, i cinesi, Irene, etc. Tutti quelli che “godono” se per 5 giorni la settimana si svegliano al suono di una sveglia spaccatimpani e spacca umore. Quelli che sono tristi quando vanno in cassa integrazione perché non sanno che fare. Insomma tutti quelli che durante le vacanze scolastiche si annoiavano…)

2- chi (per interesse, per attitudine o per libertà di spirito) vive benissimo senza lavorare (ovviamente facendo i conti con un certa disponibilità economica per sopravvivere).

Voi lo sapete, io appartengo alla seconda categoria, e per quanto possa schifare la prima, ne sono eternamente grato. Grazie agli stacanovisti-fantozziani-impiegati-stipendiati-professionalizzati il mondo può andare avanti secondo le leggi del capitalismo, ma soprattutto possono andare avanti quelli come me. Grazie tipologia 1, che abbiate una lunga discendenza ed una brillate carriera!

Ma che succede quando qualcuno della categoria 2 finisce i risparmi e deve pur andare avanti, comprare un furgone, una tavola da surf, una bici e andare in giro per l’Australia per 11 mesi? Beh si cerca lavoro. Si mandano centinaia di CV via web, porta a porta, tramite amici. La prassi è sempre la stessa: si inizia a cercare un lavoro figo, poi uno che ti piaciucchia, poi uno vicino casa, poi uno qualunque, alla fine si scende a patti col diavolo (o con le agenzie di recruitment, che per me sono la stessa cosa). Ma si sa, la crisi ha colpito tutto il mondo e per ogni posizione aperta ci sono 2.313.493 candidati (di cui 2.313.492 appartenenti alla categoria 1), poi ci sono i raccomandati, i locali, un sacco di cazzate.. la crisi di qua, la crisi di là..

E che risvolti ha nel sociale questa crisi?

Beh se la scoperta dell’America ha creato i cercatori d’oro e gli anni ’80 hanno prodotto i “fantozzi”, il 2010 ha creato una nuova categoria sociale i “cercatori di lavoro”.

Tutti i “cercatori di lavoro” di Sydney si ritrovano a Bondi Beach ogni giorno (molti comprano il biglietto dell’autobus “student” che costa la metà) verso ora di pranzo. Chi è passato per il San Leonardo o ha vissuto in Spagna sa che questo non è un momento fisso della giornata: varia dalle 14 alle 5 del pomeriggio. Normalmente fino alle 13 è ora di colazione (visto che non si ha un cazzo da fare, si cazzeggia fino a notte fonda e poi non ci si sveglia finché non si muore di caldo), poi i più fortunati ripiegheranno per un piatto dall’indiano a 5$, mentre i meno abbietti riscalderanno un piatto di pasta avanzato dalla cena precedente al micro o si porteranno un paio di toast in spiaggia.

Beh dicevo: i “cercatori di lavoro” si incontrano in spiaggia, li riconosci subito per la barba incolta (un lusso per uno che fa il cameriere), i panini nella stagnola e (quelli appartenenti alla categoria 1) la cartellina plastificata con CV sempre pronti per essere mollati davanti ad un “staff wanted”.

Dopo una “dura” giornata di mare ci si ritrova alle 7pm con la pelle arsa e il costume insabbiato alla fermata dell’autobus. Ci si saluta caldamente, si fa “ricotta” con la francese arrivata da poco, ci si scambia i numeri e ci si aggiorna sull’evoluzione professionale. I più fortunati hanno trovato un posto come lavapiatti sottopagato al ristorante tal dei tali (WOW! boato di ammirazione da parte di una coda chilometrica che aspetta il 380 che non passa mai)… “ma non ti preoccupare, ora parlo col manager e CI chiedo se c’è un posto anche per te..”

Sono passati 45 min e il bus non passa.. io sono felice di aver un po’ di tempo da dedicare al Conte di Montecristo o per fare ricotta con la francese di cui prima. Lascio le ambizioni professionali a chi ne ha e penso a quanto mi manca per comprare un furgone. Tra un po’ inizieranno le raccolte di mango e banana nel west… rifletto su quanto sia poi bello vivere così: divertirsi con poco, godere una giornata di sole, andare al concerto di Toumani Diabaté gratis (quanti sarebbero venuti con me se avessero avuto qualcosa di meglio da fare?), ingegnarsi per vedere Shakespeare senza pagare i 20$ del biglietto, apprezzare la Toohyes New (oddio, apprezzare è un parolone. Mandar giù rende l’idea) e fare i gavettoni a Peppino alle 3 del mattino.

Un mio amico mi disse “a sanzvir c rir, c cand e c sòn ma n ‘ng stann sold” (trad. a San Severo si ride, si canta e si suona, ma non ci sono soldi) e io gli risposi “finchè c rir è bon u fatt” (trad. finchè c’è il sorriso va tutto bene).

Buon lavoro a tutti, buon ritorno settimanale ai vostri uffici, alle vostre scrivanie e ai vostri impegni lavorativi. Grazie di tutto e continuate a lavorare anche per noi poveri cercatori di lavoro.

Firmato:

Damiano Andrea Manocchia

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