In redazione, con la pistola nella fondina

Intervista a Raffaella Cosentino dopo il suicidio di Pierpaolo Faggiano. Visto sul blog di Vittorio Pasteris.

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Pierpaolo Faggiano, collega pugliese di una nota testata meridionale, ha deciso la scorsa settimana di mettere la parola fine alla sua esistenza, gravata dalle condizioni lavorative, era infatti un giornalista precario. Certo a compiere una simile scelta, così cruda, incidono una serie di problemi, non ultimo la sensibilità che è sempre soggettiva, i soldi che se son pochi non lasciano spazio a programmi e mettiamoci pure che se sei economicamente instabile anche la vita sentimentale non va a gonfie vele, soprattutto se sei al Sud e sei maschio. Prima del gesto estremo Faggiano ha affidato ad una lettera le motivazioni, poi, la tragica fine, su un albero del giardino di una casa dove viveva con la madre ed il fratello.

Caro Pierpaolo io come altri nostri colleghi voglio sfilare alla fiaccolata “Per non morire più di lavoro”: promossa in tua memoria dai giornalisti freelance e collaboratori dell’Associazione Stampa Romana. Il silenzioso corteo si ritroverà alle ore 20.30 di giovedì 30 giugno,  davanti alla sede dell’Associazione Stampa Romana e si muoverà alla volta di piazza Montecitorio, passando per via Campo Marzio e via Uffici del Vicario, per poi terminare di fronte alla Camera. All’iniziativa hanno aderito la segreteria dell’Asr, la consulta dei Freelance e dei collaboratori dell’Asr, la Commissione regionale Lavoro Autonomo del Lazio, la Commissione Nazionale lavoro autonomo e la Federazione Nazionale della Stampa, il Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia, Errori di stampa (Lazio) e Re.fusi (Coordinamento freelance e precari Veneto).

All’iniziativa e prima ancora alla prematura e volontaria scomparsa ha dato ampio risalto su un noto social network  il gruppo “Quattro per Cinque” fondato da Raffaella Maria Cosentino, neo- componenete della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo di Fnsi. La collega è giornalista professionista, reporter freelance. Collabora con Repubblica e il gruppo L’Espresso, nonché per l’agenzia di stampa Redattore Sociale. Ha lavorato per Radio Città Futura di Roma e per Il Manifesto. Con lei osservatrice del variegato mondo del precariato nel giornalismo voglio confrontarmi su Faggiano ed altro ancora.

Raffaella, con la morte di questo giovane corrispondente cambierà, sta cambiando già qualcosa?
Spero che inizieremo a ricordare le vittime dello sfruttamento, come facciamo con quelle delle mafie. E’ vero che la scelta di togliersi la vita è un gesto individuale, motivata da ragioni personale profonde, ma in questo caso è sotto gli occhi di tutti che c’è un grave problema sociale di cui nessuno parla. E’ tempo di denunciare apertamente la schiavitù che regna nel mondo dei mass media, dove c’è il far west: agenzie di stampa rette da stagisti che fanno tutto il lavoro gratis, quotidiani riempiti con articoli pagati pochi spiccioli a un popolo di collaboratori precari, in televisione ci sono giornalisti  che svolgono la professione mascherati da autori televisivi. Fanno servizi e inchieste ma i compensi stratosferici sono soltanto per i grandi nomi che non si muovono dalla sedia.

continua su Specchio Quotidiano

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