“La gang, la mia seconda famiglia”

Dall’Ecuador a Baggio, estrema periferia di Milano. Fideito racconta la sua storia all’interno di una gang.

di Valerio Pierantozzi per ITALICnews

L’Italia e le gang latine. ITALIC torna a parlare di questo tema affascinante quanto poco conosciuto. E lo fa con una testimonianza d’eccezione: un ragazzo che ha fatto parte di una banda e che adesso se ne è distaccato.

“Fideito”, questo il suo soprannome, è un ecuadoriano di 20 anni che vive a Baggio, periferia ovest di Milano. “Sono cresciuto con mio padre. All’età di 12 anni siamo venuti in Italia per raggiungere mia madre che viveva già qui”, dice.

Il suo ingresso in una banda è di poco successivo. “Intorno ai 13-14 anni, quando andavo ancora a scuola, ho iniziato a frequentare un gruppo di connazionali”, racconta. “ La sera andavamo nelle discoteche a fare le risse con le altre gang di sudamericani per difendere il territorio e farci rispettare. E spesso rubacchiavamo nei supermercati”.

A differenza di quello che pensa molta gente però, l’obiettivo primario non era delinquere. “Ci siamo uniti soprattutto per non sentirci esclusi”, dice Fideito. “Gli italiani infatti tendevano a discriminarci. Per noi il gruppo era soprattutto un modo per parlare dei nostri problemi, spesso familiari, e della solitudine che provavamo in questo Paese”.

L’ingresso nella banda per Fideito è stato dovuto a un fatto preciso. “Un giorno sono stato picchiato da un gruppo di italiani. Quindi ho deciso di entrare nella banda. Eravamo tutti giovani, dai 13 ai 18 anni, e insieme ci sentivamo protetti. Il gruppo per me era uno scudo, una difesa. E alla fine diventa per tutti quasi una seconda famiglia”.

Il giovane ecuadoriano non ha mai avuto problemi con la legge. Ma non tutti i suoi compagni sono stati così fortunati. “Ci hanno beccato varie volte, sia fuori dalle discoteche che nei negozi”, racconta. “Alcuni miei amici sono stati portati in questura. Altri addirittura sono stati rimpatriati”.

Le rivalità più forti si avevano soprattutto con altre gang di sudamericani. “I più violenti sono assolutamente i peruviani. Sono persone grandi, che non rispettano nessuna regola e a volte non hanno nulla da perdere. Usano anche delle armi, come coltelli o bastoni”, dice.

In acuni di questi gruppi entrano anche degli italiani. “Non è vero niente, come dicono alcuni, che gli italiani per entrare nelle gang debbano essere picchiati per essere accettati”, spiega Fideito. “Anzi, se vogliono stare con noi è proprio perché si divertono e si trovano bene. Vengono accettati e trattati come tutti gli altri”.

Adesso Fideito si è staccato da quel mondo. “Diciamo che la gang si è sciolta. Alcuni hanno proprio lasciato, altri sono entrati in altre gang. Io no, però. Non ho più la voglia e il tempo di frequentare ancora quel mondo”. Il concetto di ‘seconda famiglia’ però rimane ancora valido. “Se uno di noi ha qualche problema, sa a chi rivolgersi”, conclude.

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Una Risposta to ““La gang, la mia seconda famiglia””

  1. . Says:

    ..quando gli atteggiamenti”meschini e violenti”delle volte hanno un loro perchè.

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