Acqua in caraffa? Meglio un bicchiere di vino

di Gaetano Veninata per Quotidiano Piemontese

Erano arrivate come una manna dal cielo, considerato che se c’è una classifica che l’Italia guida ampiamente è quella del consumo di acqua minerale in bottiglia: le caraffe furono accolte nella nostra società con i sorrisi radical chic di chi vedeva in quel contenitore di plastica (dalla forma old style, “come quando andavamo a mangiare dalla nonna in campagna”) la salvezza dallo strapotere delle “diaboliche” multinazionali dell’oro blu e dall’inefficienza pubblica nel garantire un sistema di tubature da paese civile. Senza dimenticare l’ovvio impatto ambientale che la plastica delle bottiglie commerciali provoca. Ora delle analisi svolte in laboratorio provano che in alcuni casi – ad esempio in tutta la provincia torinese – le caraffe sono assolutamente “inutili”, se non dannose.

LA DENUNCIA DELLA LOBBY MINERALE. L’inchiesta venne avviata un paio di mesi fa su denuncia di Mineracqua, la federazione italiana delle industrie delle acque minerali. Non proprio una associazione di filantropi, dunque, ma la lobby principale del plastificato mondo dell’oro blu (immaginiamo già la reazione di certi complottisti in giacca e caraffa). In un esposto firmato Ettore Fortuna (presidente dei lobbysti) e inviato al procuratore Raffaele Guariniello venivano descritte tutte le nefandezze dell’acqua caraffata: “Analizzando tre tipi di caraffe (Brita, Auchan e Viviverde), dopo il passaggio nei filtri a carboni attivi, l’acqua diventerebbe non più potabile, depauperata di elementi nutritivi, contaminata con la presenza di corpi estranei”. Roba da X-Files, insomma. Siccome la procura di Torino non ha nel suo organico né Fox Mulder né Dana Scully, ha aperto un’inchiesta affidandola al più concreto Guariniello, ipotizzando i reati di commercio di sostanze alimentari nocive per la salute e frode. L’incarico di analizzare l’acqua fu affidato a Ivo Pavan, docente dell’Università di Torino.

MORTA UNA LOBBY SE NE FA UN’ALTRA. A febbraio sono state svolte le analisi: i risultati, inviati in questi giorni al ministero della Salute e all’Istituto superiore di sanità, sono, per certi versi, sorprendenti: “Il primo problema riguarda la durezza dell’acqua, ovvero la quantità di calcio e magnesio: dopo il trattamento i valori si abbassano notevolmente. Dopo 120 ore di utilizzo del filtro addirittura si azzerano”, spiegano in procura. E qui arriviamo alla prima ribattuta dei caraffisti: “Nelle avvertenze delle caraffe è scritto che non devono essere usate con acque che hanno durezza inferiore ai 19 gradi francesi, altrimenti si perdono i sali minerali”. Verissimo. Peccato che, spiega Guariniello, “in alcuni posti come la provincia di Torino la durezza dell’acqua è inferiore ai 19 gradi francesi, dunque il filtro risulta assolutamente inutile”.

Ancora il pm: “In alcune caraffe il ph dell’acqua sale a livelli fino a 9.5, contro un limite di legge di 6.5 e con questo livello di acidità sarebbe non potabile. Poi appaiono tracce di ammonio, sodio, potassio e argento in valori superiori a quelli dell’acqua del rubinetto. Non sono pericolosi ma sicuramente l’acqua non è migliorata”. Senza dimenticare che sodio e potassio vengono introdotti al posto di calcio e magnesio e che ad essere “estranei” sono argento e ammonio, che servono ad abbassare la carica batterica. Ok, ribattono i caraffisti, ma le analisi dicono anche che risulta, usando le caraffe, “un buon abbattimento della carica batterica”. Certo, rispondono i mineralisti, ma essa “tende però a risalire con l’uso prolungato”. L’acqua risulta inoltre – come detto – inacidita: “Il ph iniziale (per legge compreso tra valori di 6,5 e 9,5) era 7,65 – spiegano in procura – dopo il passaggio in una caraffa risulta 6, e 5,92 al termine del filtro”. Dunque per la mineralista procura torinese “quest’acqua, se fosse pubblica, sarebbe dichiarata non potabile”.

Apritevi acque: l’azienda tedesca Brita, che con le caraffe fa soldi da 45 anni (solo in Italia ne ha vendute un milione e mezzo dal 2007), ha risposto piccata: “Abbiamo le certificazioni di due ministeri della salute (tedesco e austriaco). Non dichiariamo che l’acqua è pura, ma che è filtrata, perché trattiene alcune sostanze e ne rilascia altre consentite dalla legge sulle bevande. Sulle avvertenze scriviamo quale acqua usare, e di consultare il medico se si hanno problemi di salute”. Perfetto. Mineracqua risponderà con un bel “ve l’avevamo detto”, al che si scateneranno i commenti su internet dei complottisti in giacca e caraffa a cui risponderanno nuovamente i mineralisti e poi ancora fino al prossimo diluvio universale.

In realtà, l’unica cosa di cui c’è bisogno adesso è che vi decidiate: preferite “sentirvi veramente bene, proprio come piace a voi, rilassandovi” bevendo acqua in caraffa (come leggiamo nel sito della Brita), oppure “sentirvi unici come l’acqua minerale” (come leggiamo nel sito di Mineracqua)? Io, nel mio piccolo, vado a farmi un bicchiere di vino.


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