La strategia del bollitore

La tattica di contenimento della polizia inglese per fare sbollire – o fare scoppiare – le manifestazioni di questi mesi.

di Edoardo Bergamin

Si chiama kettling, dal nome inglese del bollitore (kettle), perché al suo interno le persone si consumano poco a poco fino a raggiungere il loro punto d’evaporazione, quando stanche e annoiate non desiderano altro che tornare a casa. È la tattica adottata dalla polizia inglese per gestire e contenere le manifestazioni di strada, e ha qualcosa di simile alla recinzione del bestiame. È sufficiente sbarrare accessi e vie di fuga con cordoni umani, non disperdere le forze in singoli combattimenti, e attendere che freddo, fame e fatica facciano il grosso del lavoro. Dopo qualche ora anche i dimostranti più violenti perdono molte delle loro energie.

La prima volta che è stato adottato, il kettling è servito a disciplinare le proteste contro la riunione del WTO a Londra nel 1999, ma il metodo di contenimento ha fatto scuola e oggi episodi di contenimento durativo si contano anche in altri paesi (Germania, Francia, Canada e a Copenaghen durante la conferenza sul cambiamento climatico). Non se ne discute l’efficacia – anche preventiva, se come scrive l’Independent la paura di essere intrappolati allontanerebbe le famiglie dalle piazze – ma la legittimità.

In Inghilterra la commissione parlamentare sui Diritti umani ha da poco espresso preoccupazione riguardo alle misure di contenimento, che colpiscono senza discrimine tutti i presenti in zona, negando loro l’accesso a servizi igienici e beni di prima necessità. Anche voci interne al corpo di polizia hanno condiviso in passato le perplessità e, in seguito a un caso di aborto da parte di una manifestante, una commissione della polizia ha deciso nel 2009 di ripensare ai propri metodi. Questo proposito non ha tuttavia impedito il riutilizzo del kettling durante le dimostrazioni studentesche di fine 2010.

Lo shock che si prova a essere imprigionati dentro al bollitore lo spiegano le testimonianze di dimostranti e giornalisti rimasti ore all’interno del cordone, raccolte in questi anni dalle varie testate inglesi. La prospettiva opposta prova invece a raccontarla un reportage del Telegraph, che ha seguito l’attività degli agenti di polizia in due giorni – prima in un centro di addestramento, poi in strada nelle proteste di domenica 27 contro i tagli del governo.

In Inghilterra non esistono forze speciali per la gestione di rivolte e manifestazioni. Gli agenti comuni sono preparati a seconda dei casi su tre livelli diversi, che vanno dal mantenimento dei cordoni a competenze necessarie nei momenti più critici, passando per le prove di corsa con l’equipaggiamento e gli scudi antisommossa. La corsa è tuttavia un comportamento sconsigliato sul campo. La vista di un ufficiale che si sposta troppo velocemente è un segnale che può infatti incitare al panico la folla. Lo stesso vale per l’attrezzatura di difesa: se indossata troppo presto, può esasperare la situazione più che contribuire a prevenire scontri. Se equipaggiata in ritardo, però, c’è il rischio di farsi male.

Come spiega il comandante della polizia metropolitana Bob Broadhurst, nelle proteste la questione è trovare il giusto equilibrio. Tra fermezza e permissività, forza e capacità di discernimento. In un clima in rapida ebollizione non è facile. Le tattiche di contenimento prevedono ora che ogni manifestante possa fare riferimento a un agente, un “containment officer”, responsabile di comprendere se sia stata trattenuta la persona giusta. Rimane da comprendere come riconoscere chi sia opportuno confinare nel recinto e rilasciare dopo ore di inazione. Non che stringere il cordone umano attorno ai manifestanti sia invece un’operazione facile.

Dall’altro lato della barricata gli attivisti sono sempre più organizzati e si scambiano notizie sugli spostamenti degli agenti in tempo reale. Per sfuggire all’accerchiamento durante le proteste dello scorso gennaio, un gruppo di giovani programmatori ha anche creato una piattaforma anti-kettle per smart phone e cellulari, chiamata Surkey, attraverso cui aggiornare tutti i partecipanti sugli eventi in corso e dei movimenti della polizia. Al loro esordio le contromisure avevano avuto successo, e il tentativo di contenimento da parte della polizia era fallito. La battaglia di posizione tra dimostranti e forze dell’ordine si è dimostrata però ancora lunga, e dopo le proteste di domenica a Londra conoscerà una nuova fase.

La manifestazione contro i tagli del 27 marzo ha avuto infatti momenti di grande tensione, con più di cinquanta feriti tra gli agenti e oltre duecento arresti su mezzo milione di presenti. Neppure l’approccio meno aggressivo delle forze dell’ordine, che hanno utilizzato a loro volta i messaggi di Twitter per comunicare informazioni di servizio (come l’annuncio di fine contenimento o degli ultimi treni in partenza), ha evitato gli scontri. Di fronte alla violenza della giornata, il governo ha riaperto la discussione sui poteri della polizia, considerando la possibilità di impedire ai manifestanti di coprirsi il volto. Un dibattito di più difficile risoluzione è se sia la minaccia di violenze a rendere legittimo il kettling, o a scatenarle sia piuttosto la frustrazione di essere trattenuti per ore. Il bollitore è pensato per fare svaporare le proteste, ma se maneggiato male può anche scoppiare.

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