Usa, Pakistan e complotti

Alta tensione fra i due stati (ex) amici.

Antonella Scott per Il Sole 24 Ore

«O siete con noi, o contro di noi», disse nel 2006 Colin Powell, segretario di stato americano, al presidente del Pakistan, Pervez Musharraf. Asif Ali Zardari, l’attuale leader, sa bene quanto sia difficile tradurre in pratica questa visione bianco e nero del legame con gli Stati Uniti. È piuttosto un intreccio complicatissimo di sfumature di grigio, cooperazione e diffidenza, incomprensioni e interessi tenuti insieme dalla consapevolezza che la stabilità della regione dipende da questa alleanza. È un equilibrio fragile come il cristallo che rischia di andare in frantumi, a causa di quel che avvenne il 27 gennaio scorso davanti a un semaforo rosso di Lahore, nel nord-est del Pakistan.

Quel giorno Raymond Allen Davis si vide sbarrare la strada da due uomini in moto, sparò e li uccise. Credeva volessero derubarlo, dirà. Venne arrestato, non prima che una Toyota Land Cruiser del Consolato americano si precipitasse sul posto, contromano nel traffico, investendo e uccidendo un altro motociclista. Di versioni dei fatti ne esistono a centinaia, diverse a seconda della fonte che le riferisce. Che Davis fosse legato alla Cia si seppe con certezza solo a metà febbraio, quando il Guardian rivelò quello che l’amministrazione Obama aveva chiesto alla stampa di tacere, per non mettere a rischio la vita di un uomo che gli Stati Uniti vogliono indietro a ogni costo.

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