Il Mossad del pallone

Francesco Battistini per il Corriere della sera
(Ha collaborato Ariela Piattelli)

Schedati 50 mila giocatori di 45 Paesi. «Aiutiamo le società a proteggere i loro investimenti»

TEL AVIV – È bravo, ma è matto. È matto, ma è bravo. Da quando esistono il calcio e il calciomercato, i calciatori viziati e viziosi, il dilemma dei presidenti è sempre quello: come pagare il genio senza farsi ripagare in sregolatezza? È possibile schivare i campioni che, posteggiata la Ferrari, ci danno dentro col Ferrari? O quelli che, più che l’avversario, preferiscono saltare in discoteca? I mezzi per tutelarsi sono antichi: gli osservatori coi loro rapporti, il veterano dello spogliatoio con le sue soffiate… Ci sono pure i pedinamenti e le intercettazioni, come imparò Bobo Vieri. E alla fine ci sono le spie israeliane: una società di sicurezza e consulenza, nome Im-Scouting, che da un paio d’anni veglia giorno e notte, possibilmente più la notte, sulla vita pubblica e soprattutto privata di campioni in erba o sulla via dell’imbrocchimento.

«Un giocatore è un investimento – riassume il suo fondatore, Zeev Reznik -: noi aiutiamo il club a non farlo svalutare». Calciospia. È il Mossad del pallone. Sta al terzo piano di un’anonima palazzina di Ramat Gan, zona nord di Tel Aviv, proprio sopra la sede d’un sindacato. Ingresso dal retro e uscita su una strada laterale, muri bianchi con appesa qualche maglia del Chelsea, una sala piena di ragazzi che mangiano l’hummus del take-away e leggono giornali sportivi. Un sito web di presentazione, contratti personalizzati coi club: 50 mila calciatori di 45 campionati schedati in video, audio, nei minimi dettagli, «non trascuriamo nemmeno la più insignificante delle informazioni».

Un posto dove si va al sodo: dal Borussia Dortmund al Bayer Leverkusen, dal Panathinaikos al Bolton, dal Brescia al Perugia, qui si chiama per sapere, pagare dai 15 ai 24 mila euro, avere quel che serve. Qualche settimana fa, è arrivata una telefonata dal Chievo: «Che ci dite di questo Shechter che abbiamo visto in Austria?». Gli spioni si son messi al lavoro. Domande in giro, qualche appostamento, tanto archivio. «Più qualche trucchetto che non possiamo rivelare». Hanno spedito a Verona undici pagine di dossier. Su quel che Shechter ha nel corpo – le prestazioni, i punti deboli (dolori alla spalla sinistra), gli infortuni (menisco) – e su quel che ha in testa: «Un atteggiamento che spesso irrita i compagni più anziani negli spogliatoi», «Non ama molto il gruppo», «Ha un forte sentimento d’identità religiosa che lo porta ad atti d’esibizionismo»… Quanto è bastato a sconsigliare l’acquisto.

Le barbefinte lavorano sodo. Dodici nella sede centrale, una quarantina sparse per il mondo, più gl’informatori pagati a velina. Resnik faceva la sicurezza d’una banca, poi ha trovato qualche socio che ha creduto nell’idea: «Non possiamo permetterci errori. A volte scopriamo cose che poi diventano di pubblico dominio. Guardi qui: è uno del campionato svedese. Oggi lo sanno tutti che ha problemi d’alcol e picchia la moglie, perché la faccenda è finita sui giornali, ma c’è stato qualcuno che prima ha dovuto scoprirlo…». Quel qualcuno, all’Im-Scouting, è gente che ha lavorato anni nell’intelligence militare israeliana e non considera la privacy un ostacolo: «Facciamo cose che i club non possono permettersi – dice Zac Ezrati, che nell’esercito s’occupava di telecomunicazioni e ora cura il settore italiano -. Mi viene in mente quando un club greco ci ha chiesto notizie su Mozart, del Livorno, e alla fine ha deciso che costava troppo. O Pablo Hernandez, che dopo il nostro report fu scartato alle selezioni per una squadra inglese…».

Non è roba per grandi club, lo spionaggio israeliano. «Ogni squadra ha cinque-sei giocatori che vorrebbe tenere d’occhio da vicino. Ma sapere costa: da noi vengono le società medio-piccole che non hanno grandi reti di controllo…». Sul tavolo di Reznik, ci sono dossier stampati apposta: Mario Balotelli («Uno che si caccia nei guai»), Adrian Mutu, con la parola cocaina già alla nona riga. «Informazioni generiche, nessuno ci ha mai chiesto un lavoro specifico su di loro». C’è anche una cartelletta su Felipe Melo. «Troppo aggressivo e irresponsabile», si legge. Reznik ride. «Questo in effetti non è un gran segreto», e per saperlo non c’era bisogno di pagare: bastava guardarlo l’altro giorno, in campo contro il Parma.

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Una Risposta to “Il Mossad del pallone”

  1. Josè Pascal Says:

    Navigando fra le onde del web mi sono piacevolmente incagliato in questo bel blog.

    Scrivo per passione con lo pseudonimo di Josè Pascal (figlio del fù Mattia Pascal e Ederì Buendìa discendente del grande colonnello Aureliano Buendía).

    Ti invito a visitare il mio blog ed eventualmente collaborare.

    Se ogni giorno vorrai una lettera mi invierai a inparolesemplici@gmail.com

    buona vita e a presto spero

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