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Alemanno condanna le violenze degli studenti a Roma e si rammarica per la scarcerazione dei giovani fermati. Però quando era lui ad agitare le piazze…

Un articolo di Donato De Sena per Giornalettismo

Un giovane Alemanno in posa

Il sindaco di Roma non è contento per la scarcerazione di 22 dei 23 manifestanti arrestati due giorni fa per gli scontri con le Forze dell’ordine e la devastazione di negozi e vetrine. “Sono costretto – ha commentato Gianni Alemanno – a protestare a nome della citta’ di Roma contro le decisioni assunte dalle sezioni II e V del Tribunale di Roma di rimettere in libertà in attesa di giudizio quasi tutti gli imputati degli incidenti di martedì scorso”.

PRIMO CITTADINO INDIGNATO – “C’è una profonda sensazione di ingiustizia di fronte a queste decisioni – ha aggiunto il primo cittadino – perché i danni provocati alla città e la gravità degli scontri richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura sui presunti responsabili di questi reati. Non è minimizzando la gravità di questi fatti che si dà il giusto segnale per contrastare il diffondersi della violenza politica nella nostra città mentre è evidente che queste persone hanno dimostrato, soprattutto in un momento di grande tensione sociale quale quello che stiamo vivendo, di essere soggetti pericolosi per la collettività. C’è veramente da augurarsi di non vedere queste persone di nuovo all’opera quando qualcuno, nei prossimi giorni, cercherà di contrastare le decisioni del Parlamento sulla riforma universitaria”. “Soggetti pericolosi per la collettività”, “sensazione di ingiustizia”, bisogno di “fermezza”: la reazione di Alemanno alla decisione dei giudici era prevedibile. In linea con le posizioni espresse dal personaggio nella sua storia politica recente. Già, recente. Perchè probabilmente se avesse dovuto commentare la decisione odierna del Tribunale di Roma una ventina di anni fa, prima di diventare un leader politico nazionale, molto probabilmente avrebbe espresso un giudizio diverso. Magari giustificando l’utilizzo della violenza come mezzo di lotta politica.

Un vecchio manifesto elettorale di Alemanno candidato alla Camera dei deputati

ALEMANNO E LA MOLOTOV – Un po’ di storia. Nel novembre 1991 – ricordano le agenzie – Alemanno fu arrestato per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni. Nel 1982 venne fermato per aver lanciato una bomba molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando poi otto mesi di carcere a Rebibbia. Il 29 maggio 1989 fu arrestato, a Nettuno, per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficilae, lesione ai danni di due poliziotti, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano. Fu scarcerato pochi giorni dopo. Verrà poi prosciolto.

COSA AVREBBE DETTO DI SE’ IL SINDACO? – L’opposizione ricorda bene questi fatti. E non esita a riportarli a galla. “Le parole di Alemanno sono sconcertanti, anche perché dette da una persona che nel passato ha fatto peggio e se lo dovrebbe ricordare”, ha incalzato Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori, in tribunale oggi in occasione delle udienze degli arrestati. Il sindaco della capitale “doveva evitare di parlare – ha aggiunto Pedica – e pensare solo a dare sostegno economico a quei negozianti che hanno subito dei danni”. Mette il dito nella piaga anche Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria del Pdci-Fds, che commentando la reazione del primo cittadino chiede: “Alemanno protesta per la scarcerazioni? Cosa avrebbe detto il sindaco di Roma di se stesso, quando nel 1982 lanciò la molotov all’ambasciata dell’unione Sovietica? Oppure, quando, il 29 maggio 1989, insieme ad altri militanti del Fronte della Gioventù, fu arrestato a Nettuno?”. Belle domande.

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