Stecca, ma chi te lo fa fare?

Loris Stecca tornerà a combattere in Spagna il 17 dicembre prossimo. Il suo avversario si chiama Ruben Cupe e ha 24 anni. Niente di strano per un pugile. Se non fosse che Stecca ha 50 anni e si è ritirato nel 1989.

Stecca è stato campione del mondo dei pesi supergallo Wba dal 22 febbraio al 26 maggio del 1984. La sua carriera però fu stroncata relativamente presto, quando nel 1989 rimediò un ginocchio in frantumi dopo essere stato investito da una macchina. Perché questo tardivo ritorno sul ring?

Loris era tornato a far parlare di sé due anni fa, quando aveva minacciato di buttarsi da un ponte a causa – si dice – di alcuni problemi legali avuti con l’assicurazione che dovrebbe risarcirlo proprio per l’incidente del 1989.

Già da un paio di anni aveva manifestato l’intenzione di voler tornare a combattere. Ma perché?

Lui dice di sentirsi bene fisicamente e di voler dare ancora qualcosa. Di voler dimostrare al mondo che è in grado di battere pugili della metà dei suoi anni. Non metto in dubbio che potrebbe farlo, soprattutto perché Cupe non è niente di che. Ma a che prezzo? Col pugilato non si scherza. Anche se non lo considero uno sport “violento” (checché ne dica qualcuno) ci si può fare molto male, perché si basa sul contatto fisico.

Il problema è che è sempre difficile per i pugili staccare la spina. La storia di Rocky Balboa, che nel sesto film torna a combattere, pare assurda solo a chi non segue molto la noble art.

Purtroppo è pieno di atleti in questo sport che non si arrendono all’età. La questione però è anche “sociale“. Chi fa pugilato ad alti livelli, con tutta probabilità ha fatto solo quello nella vita. Non parlerò della solita solfa di “chi viene dai bassifondi” e non “si abitua a una vita normale”. E’ un ragionamento che poteva andare bene 50 anni fa, non ora.

Il fatto è che per chi è nato e cresciuto col pugilato, e della sua passione ha fatto un lavoro, è difficile reinventarsi a 35 anni. Una persona che ha dedicato la sua vita solo al pugilato poi si ritrova, in pratica, che sa fare solo quello.

Se poi non ha saputo amministrare e/o investire bene i suoi guadagni, presto si ritroverà anche con l’acqua alla gola.

Però bisogna saper dire “basta“. Capire quando è il momento di smettere. Ben pochi ci sono riusciti e il mondo è pieno di rientri “fuori tempo massimo“. Bisogna farlo per una questione di onore personale e anche per rispetto verso i tifosi, che vogliono avere sempre un ricordo del loro idolo al massimo splendore.

Solo Marciano l’aveva capito.

Marciano mette Ko Walcott

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