La crisi del Manifesto

Il manifesto è in crisi di vendite e in fortissima crisi economica. Ogni anno pare che stia per chiudere, poi non chiude mai e così molte persone pensano che sia solo un bluff per raggranellare qualche soldo in più.

Nel 2009 ci ho lavorato per due mesi (e collaborato anche in seguito) e ho potuto constatare da vicino che lo stato in cui versa il “quotidiano comunista” è davvero critico. Stavolta rischia davvero di chiudere.

“Tra finanziamenti dissolti e copie perse stiamo soffocando: se non riusciremo a invertirne il corso «naturale», questi due fatti – soprattuto il primo, per rilevanza quantitativa – porteranno in pochi mesi alla chiusura del manifesto”. Dice nella home page del sito Gabriele Polo, già direttore responsabile e ora direttore editoriale del manifesto.

Domenico D’Amico sul suo blog è molto critico al riguardo: “Mi dispiace compagni, ma siete degli incapaci, nemmeno una sottoscrizione siete in grado di fare. Se aveste avuto un briciolo di creatività ce l’avreste fatta. Ma non è solo questo, voi avete illuso intere generazioni di non essere «solo un giornale», ma qualcosa di più, qualcosa che nessuno adesso sa più bene cosa sia. Ad ogni modo anche fermandoci  a quel «solo un giornale» non contate un granché. Le notizie che voi date attraverso un mezzo oramai in via di estinzione, sono reperibili dovunque in rete e voi non scrivete nulla di così originale. Sareste dovuti riuscire a suscitare impegno e a creare radicamento sul territorio, ma un comico qualunque con l’aiuto di un nerd smanettatore e con un briciolo di spirito imprenditoriale è riuscito a fare molto più di voi senza neanche l’aiuto di un giornale, e non ripetetemi la solita tiritera che non tocca a voi sostituirvi ai politici perché siete solo dei semplici giornalisti. Non siete nati per cambiare il mondo?

D’Amico conclude auspicando comunque la salvezza del quotidiano. In ogni caso anche Polo è cosciente che se la situazione è quella che è, in parte è anche colpa di loro stessi:

“Se il giornale «perde copie» e appare meno utile di un tempo è perché il nostro «media» funziona male e il nostro mestiere ha perso in vivacità e curiosità; perché siamo diventati politicamente pigri, rischiando il conformismo. Siamo parte (in causa) di una crisi generale, la cui risoluzione è tutta da costruire. Cosa che non avverrà dall’oggi al domani, che non dipende solo da noi, ma che non possiamo attendere ci cada dal cielo. Di tutto questo dovremo continuare a parlare […]. Se saremo ancora vivi”.

Io spero che il manifesto sopravviva e continui a esistere. E’ una voce importante nel giornalismo italiano. Dovrà rinnovarsi su alcuni aspetti, forse anche ideologici, per capire meglio l’attualità dei tempi che non è più quella degli anni ’70 e ’80.

Molte notizie che il manifesto pubblica spesso non si trovano in altri giornali. E penso soprattutto alla politica estera. Tuttavia, credo che servi anche altro.

Da parte mia, invito tutti a dare il proprio contributo e ad acquistare appena possono una copia del giornale.

P.S.- E non è vero comunque che il manifesto chiuda per colpa del Fatto Quotidiano. La crisi arriva da ben più lontano che dalle 500/1000 copie che Travaglio ‘ruba’ ai colleghi di via Bargoni 8.

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Una Risposta to “La crisi del Manifesto”

  1. ilprimissimo Says:

    io sono (in parte) cresciuto con il manifesto, con i suoi difetti ideologici, il suo radicalismo a volte chic a volte reale, il suo splendido supplemento culturale, le sue inchieste, i suoi dibattiti sulla crisi della sinistra. un giornale che fa incazzare, spesso pieno di cianfrusaglie sessantottine, spesso davvero insostituibile. un giornale a cui voglio bene, serio, che ha una storia importante, ancora – nonostante questo farà sorridere molti – in grado di dire la sua. chi ne parla male non lo ha in realtà – probabilmente – mai letto. in un mercato pubblicitario falsato è inevitabile, per il manifesto, vivere in stato di perenne crisi. tutto ciò non ha nulla a che vedere con il populismo qualunquista di grillo, o il fascio-giustizialismo di dipietro et similia. loro hanno ascolti, e lettori, per ben altri motivi: son dei bravi surfisti.

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