La versione di Barney – il film!

Paul Giamatti (Barney Panofsky) e Dustin Hoffman (suo padre Izzy Panofsky)

Vi avevo già raccontato di aver da poco letto La versione di Barney, romanzo di Mordecai Richler.

Fra poco uscirà anche il film tratto dal libro con Paul Giamatti, Rosamund Pike, Dustin Hoffman, Scott Speedman.

Ecco l’articolo di Repubblica che ne parla in anteprima.

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VENEZIA – Dimenticate l’umorismo cinico, politicamente scorretto e sottilmente eversivo del romanzo di Mordecai Richler. Perché “La versione di Barney” riletta per il cinema da Richard J. Lewis abbandona quasi del tutto la torrenzialità verbale del suo mitico eroe, amatissimo dai lettori italiani, per concentrarsi sullo scorrere della sua vita: le tre mogli (soprattutto la terza, la più amata), i figli, il rapporto col padre e con l’amico brillante ma tossico.

Insomma un’opera dal “mood” diverso. Anche se il film (in concorso oggi) si fa apprezzare, come prodotto a sé: l’umorismo c’è, eccome, così come i momenti esilaranti della vita del protagonista. Interpretato da un Paul Giamatti in stato di grazia, accolto con grande calore qui al Lido: assente Dustin Hoffman, l’altro mattatore della pellicola, è lui la star della giornata. Insieme agli altri due interpreti sbarcati in Laguna: Scott Speedman e Rosamund Pike.

Ma è Giamatti il più corteggiato dai cronisti: “Anch’io come Barney sono un tipaccio orribile – esordisce –  e come lui – un romantico frustrato, dolce ma anche bastardo – ho pensato di fare cose tipo scappare dal mio matrimonio, Poi però mi sono trattenuto, non bisogna mica essere dei selvaggi! Diciamo che ho scelto di interpretare il ruolo proprio per poter fare ciò che nella vita ho desiderato ma non ho avuto il coraggio di fare: come scappare con la cameriera”.

E in effetti, la pellicola gli episodi eccentrici della vita di Barney Panofsky li cita quasi tutti. Lo vediamo giovane canadese, figlio del poliziotto ebreo Dustin Hoffman; in trasferta a Roma; alle prese col dolore per la perdita della moglie Clara (Rachelle Lefevre); invischiato nel matrimonio con una donna figli di ricchi che non ama (Minnie Driver); coinvolto nella strana morte del suo amico tossicodipendente, Boogie (Scott Speedman); invaghito perdutamente della tranquilla, saggia e luminosa Miriam (Rosamund Pike); e poi il declino.

Interpellato sull’ansia da prestazione inevitabile nel trasporre un libro così amato, il regista non si sottrae: “E’ vero – spiega – ho sentito tanta pressione. Quanto alla scelta narrativa, abbiamo deciso di focalizzarci sulla storia d’amore”. E alle accuse di aver un po’ edulcorato la carica eversiva del romanzo, risponde: “Non abbiamo affatto tolto le sue opinioni scomode, come quelle sul conflitto franco-inglese a Montreal. Ma per noi le idee politiche del personaggio non sono importanti: contano le emozioni, il cuore, il riferimento alla condizione umana”. E mentre i produttori canadese (Robert Lantos) e italiano (Domenico Procacci) sottolineano che questo tipo di rivisitazione era già nel primo abbozzo di sceneggiatura, scritto da Richler in persona, Giamatti è l’unico ad ammettere che “un po’ edulcorata la storia lo è: sulla carta ad esempio il personaggio era molto irascibile, lo abbiamo inevitabilmente ammorbidito. Ma la tensione del libro comunque c’è”.

E poi il riferimento al grande assente: Dustin Hoffman. “Lavorare con lui è stato eccezionale  –  conclude Giamatti  –  era divertente, diceva barzellette sporche ogni momento. Trent’anni fa, avrebbe interpretato Barney molto meglio di me“.

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