Storie di normale disoccupazione/2

Foto presa da zerorischi.it

Questi sono gli effetti della globalizzazione, questi gli effetti del ‘mercato globale’. Spero solo che la gente se ne renda conto presto, almeno prima che per lavorare siano emigrati tutti in Serbia.

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(Ansa) Lo stabilimento Omsa di Faenza, in provincia di Ravenna, dava lavoro a 350 dipendenti, quasi tutte donne: tra pochi giorni queste lavoratrici saranno costrette a mantenersi con la cassa integrazione, dato che la Golden Lady Company, il gruppo proprietario del prestigioso marchio calzaturiero, ha deciso di spostare lo stabilimento in Serbia.

La notizia ha lasciato di stucco i sindacati, che hanno incontrato la proprietà il 20 luglio senza venire informati di nulla. A quanto pare i dirigenti aziendali nei giorni scorsi hanno formalizzato un accordo con il ministro dell’Economia serbo per l’apertura di uno stabilimento in loco, il terzo del gruppo nella regione.

“Abbiamo appreso di questo accordo dai giornali locali”, ha spiegato Samuela Meci, della Filctem-Cgil faentina, indignata perchè “a questo imprenditore è stato permesso di chiudere un’azienda italiana di 350 persone senza che nessuno, soprattutto il Ministero, abbia posto dei vincoli e fatto richieste a tutela della forza lavoro in Italia”. La Cgil se la prende ora anche con le istituzioni locali e con la Regione che “avrebbero dovuto puntare i piedi”, ha sottolineato il sindacalista Idilio Galeotti.

Finita la processione dei politici che in campagna elettorale sono andati a fare visita alle lavoratrici in lotta davanti allo stabilimento di Faenza, alle 350 dipendenti resta la cassa integrazione per cessazione di attività. E se a marzo del prossimo anno almeno il 30% di loro non avrà trovato una ricollocazione, il sussidio cesserà per tutti. Al momento, nonostante la ricerca di possibili nuovi acquirenti o di una riconversione del sito faentino, non si intravedono altre possibilità.

“Penso che sia necessario che tutti comincino a prendere posizioni forti contro le aziende che nei loro ‘piani strategici‘ decidono una delocalizzazione così forte da mettere a rischio i posti di lavoro in Italia”, ha detto Samuela Meci. Intanto, le macchine che sono state portate fuori dallo stabilimento di Faenza, secondo i sindacati, finiranno in parte nell’impianto di Mantova e in parte nella nuova fabbrica in Serbia.

Il gruppo, che fa capo all’industriale mantovano Nerino Grassi, è proprietario di marchi prestigiosi come appunto Omsa, Golden Lady, Sisì, Philipe Martignon e Filodoro. Tra i leader mondiali del settore, conta 7.000 dipendenti e, al momento, 15 stabilimenti, di cui 9 in Italia, 4 in Usa e 2 in Serbia. Che presto diventeranno tre.

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Una Risposta to “Storie di normale disoccupazione/2”

  1. gabriele Says:

    Penso che tutto ciò in realtà sia colpa SOPRATTUTTO del livello di istruzione in cui ci stiamo battendo in italia… cioè è un vero schifo. Guardate questo articolo nel quale mi sono imbattutto stamattina su oknotizie: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=48015aa5050c0102

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